Che fare in un’afosa serata di luglio, trovandosi a vagare sul rovente asfalto del centro di Parma, se non una bella passeggiata ristoratrice nella foresta? Questa la proposta della contrabbassista e compositrice Valentina Scheldhofen Ciardelli, che ha pensato di offrire al pubblico un viaggio all’interno di una selva, esplicito riferimento alla propria interiorità e al percorso umano di ciascuno di noi, in quello che potremmo definire un vero e proprio cammino iniziatico alla ricerca di sé.
All’interno del Festival Toscanini, organizzato dall’omonima Fondazione, la sera dell’otto luglio è stato presentato il concerto Accordi Discordi; sul palco l’Ensemble de La Toscanini composto da Mihaela Costea e Ginevra Tavani al violino, Carmen Condur alla viola, Pietro Nappi al violoncello e Miriam Caldarini al clarinetto e clarinetto basso. Soliste della serata l’arpista Anna Astesano e la contrabbassista Valentina Scheldhofen Ciardelli, in duplice veste di interprete e autrice della musica.
La serata si è aperta con l’esecuzione del quartetto n. 15 in re minore K. 421 di W.A. Mozart, con un’esecuzione pregevole, equilibrata e capace di distogliere l’attenzione dalla canicola estiva. Il vero protagonista della serata, tuttavia, è stato il Concertino n.1 Into the Forest, per contrabbasso e arpa solisti, quartetto d’archi e clarinetto in prima esecuzione assoluta, composto da Scheldhofen Ciardelli su commissione della stessa Fondazione Toscanini. Diviso in due parti, questo viaggio nell’interiorità consiste di 6 tappe: Stepping into the Forest, Little creatures, Something is moving in the bushes per la prima parte (Entering the Forest) e Growing from the wet earth, Gloomy shadows in the trees e The Tempest: dancing in the storm per la seconda (Growth and the Storm). Il brano, spiega la compositrice, descrive metaforicamente il percorso umano di ricerca interiore, affrontando le proprie ombre e imparando dagli errori commessi. I due strumenti solisti rappresentano i due lati opposti che, presenti in ognuno di noi, guidano le nostre azioni: il contrabbasso è il principio dionisiaco (il corpo) mentre l’arpa quello apollineo (la mente). L’altra grande fonte di ispirazione, inoltre, è il colore: Ciardelli, infatti, è da sempre artista eclettica e sinestetica, fondendo illustrazioni e colori nel suo linguaggio musicale.
Per chi crede che un compositore, interprete di se stesso, scriva in maniera semplificata per agevolare il proprio lavoro, evidentemente non conosce la produzione di Ciardelli. Bastano le prime battute, infatti, per individuare se l’esecutore sia un virtuoso dello strumento o meno: intere linee melodiche fatte di armonici, ognuno fraseggiato con perizia e sicurezza. A voler enumerare gli aromi provenienti dalla cucina di questo primo movimento si potrebbero citare il Prokofiev di Pierino e il lupo, l’ironia mahleriana della prima sinfonia in particolare e la costante ricerca timbrica di Stravinsky. Nel secondo veniamo sorpresi dall’utilizzo di bicchieri di vetro, in dotazione al secondo violino e alla viola, che vanno a colorare ulteriormente la partitura, restituendoci la sottile percezione di essere circondati da piccole creature silvane. Squarci di lirismo pucciniano si mescolano ad armonie stravinskiane evocate da sovrapposizioni accordali, creando la densa texture della foresta e dei suoi abitanti, colore che dominerà anche nel movimento conclusivo.
I successivi tre movimenti, al contrario dei primi, non sono da eseguire di seguito. L’attacco di Growing from the wet earth non può che riportare la mente all’inizio della seconda parte del Sacre stravinskiano, con sovrapposizione di accordi minori a creare un clima di tesa desolazione. In Gloomy shadows in the trees incontriamo l’uso di un altro oggetto inusuale, le forcine per capelli, utilizzate per stoppare le prime due corde del contrabbasso. Questo, insieme all’irresistibile senso ritmico di Ciardelli, crea un trascinante Groove, in cui lo strumento solista diventa un basso elettrico capace di duettare efficacemente con l’arpa e poi col resto dell’ensemble. Infinite le pennellate di vari colori, dai tremoli degli archi su armonie di settima maggiore ai pizzicati di contrabbasso in alternanza con gli armonici dell’arpa.
Tutto questo sfocia – finalmente – nel brano The Tempest: dancing in the storm, in cui i pizzicati sulle corde stoppate dalle forcine suonano come veri e propri colpi di pistola in una danza che sembra davvero prendere sotto braccio luci e ombre e lanciarle in pista insieme. Si giunge poi al delirio totale quando l’arpa inizia a usare l’accordatore come percussione, gli archi grattano le corde emettendo suoni indefiniti, il contrabbasso continua a usare tecniche avanzate di distorsione timbrica fino a che non è più possibile distinguere se si stia ascoltando un sintetizzatore o strumenti acustici. In generale colpisce molto l’affiatamento del duo Astesano-Ciardelli, sempre in assoluta armonia durante l’esecuzione di una partitura tutt’altro che semplice. Un plauso – inoltre – all’equilibrio che l’autrice ha saputo ricercare, evitando ovvie sproporzioni in favore del proprio strumento.
Per concludere, complimenti a La Toscanini per questa commissione, che rappresenta sicuramente una scommessa vinta, col suo caleidoscopio ricco ed evocativo, capace di affascinare il pubblico più o meno addetto ai lavori. Non sfugge, tuttavia, che il pensiero di Ciardelli sia prettamente sinfonico, e quindi un lavoro di tale fattura necessiti di un’orchestra per esprimersi al meglio. Questa sera si è come avuta la sensazione di ammirare la Cappella Sistina in cartolina, perdendo tutto quell’effetto “wow” che indubbiamente meriterebbe. Ad maiora.
© Tutti i diritti riservati.

No comments