La noia di fare radio 35 anni dopo

0

 

(di Michele  Piccinnu, detto Piccoli ) Ricordo che le prime registrazioni le facevo in cameretta con una radio e un registratore a cassetta sulla musica che passava Radio Montecarlo, i network ancora ben lungi dal raggiungere l’etere versiliese; già allora preferivo la musica straniera anche se poi in gita scolastica la playlist era sempre monotona:  Lucio Battisti e Battisti. Strimpellando due accordi con la chitarra era l’unico modo per avere l’attenzione della carina di turno.Lucio_Battisti_4

Quasi alla fine del triennio, prima dell’agognato diploma  (sarei diventato ragioniere con due anni di ritardo grazie alla radio !! ), salgo le scale al primo piano di Via Mazzini, credo fosse  il n. 33,  la sede di Radio Babilonia, chiedendo di poter trasmettere. Un breve provino e guarda caso  il  programma si chiamava  ‘Spazio Italia’ … Uno spazio stretto ma pur di iniziare in quella storica radio tutto andava bene.

Qualcuno si accorse che in fondo potevo diventare un discreto speaker  e addirittura mi scelsero il nome d’arte, Michele Piccoli, per la gioia di mio padre sardo autentico, che non mi perdono’ mai il fatto di aver ‘rinunciato al prestigioso cognome dei Piccinnu’. Faceva molto figo  e un po’ me la tiravo.

Ritorniamo alla radio. Finalmente un pomeriggio del 1982 “misi in scena il mio primo vero programma, scelto e curato dal sottoscritto:  “Brithish Invasion”; era proprio il tempo dell’invasione da Londra dei gruppi come Spandau Ballet, Duaran Duran etc. etc., divenni un vero e proprio esperto della materia e credo che il mio programma fosse molto seguito.

Andavo a Milano o a Roma a prendere i dischi direttamente dalle case discografiche, i Vinili 45 giri o LP oppure ce li spedivano e io puntualmente  mi ritrovavo ad ascoltare ogni singola traccia e fui uno tra i  primi in Italia a passare Save Prayer dei Duran Duran  (poco dopo sarebbero divenuti  gli idoli di milioni di ragazzi nel vecchio continente e non solo).  duran_duran-save_a_prayer_[special_edited_version]_s

Nessuno ti proibiva di passare questo o quel brano, eri tu che lo sceglievi  dopo un accurato ascolto,  poco ti importava se fosse o non fosse il singolo da promuovere (Dio sa gli accidenti che mi sarebbero arrivati dai manager delle case discografiche) ne ho “ bruciati “ a  centinaia pur di dire  “ il lo mettevo mesi fa “ .

Era tutto bello scanzonato, le prime ragazze che ti cercavano in radio, le prime serate, tutto bello tranne la scuola: 7 anni per prendere un diploma,  un  po’  di università e poi il maledetto militare. Pochi mesi  ma  fatti quasi sempre a casa grazie alle cassette musicali che regalavo al caporale di turno o  maresciallo addetto alle licenze.777x516_3031

Credo di aver intervistato  tutti  i cantanti italiani, e non solo , giuro non ricordo quanti ormai. Negli anni successivi poi arrivo’  il CD e dopo un breve entusiasmo durato pochi mesi, a me mancavano già i Vinili e quel rumore del solco distrutto dalla poca gentilezza usata dagli animatori in radio. Poi arrivarono i file in MP3, non andavi piu’ a prenderli di persona a Milano o a Roma,  arrivavano anonimi tramite Internet con un scheda informativa  ma… non li tocchi più, non li consumi, non li distruggi  e soprattutto non arrivano piu’ gli album ,quindi devi passare per forza il singolo del momento. Già, il singolo del momento, quello che passano tutte le radio a tutte le ore  negli stessi giorni per gli stessi mesi. Che noia 35 anni dopo! Io voglio spaccare la puntina , graffiare il disco come allora. Un ritorno al vinile  per fortuna c’e’ ma non per la radio, solo ad uso privato, tuo personale. Quello che mi manca oggi  è cercare il presunto  successo di domani, l’autore semi-sconosciuto  che diventerà poi Fabio Concato  o Biagio Antonacci, mi manca quello spirito di allora, quello del nuovo esploratore delle sette note e soprattutto non c’erano i talent  e non c’era così tanta TV. Che noia 35 anni dopo.

 

Per non annoiarmi  vi propongo  questo disco del 1984 . ocean-rain-54cec1e6954df

The Killing Moon è un singolo pubblicato nel 1984 dal gruppo post punk inglese Echo & the Bunnymen, estratto dal loro quarto album Ocean Rain.

 

 

No comments

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: