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Il Teatro alla Scala cancella la campagna abbonamenti per la prima volta dopo il dopoguerra.

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Milano – Per la prima volta dal dopoguerra, il Teatro alla Scala a Milano è costretto ad annullare la campagna abbonamenti. Per ritrovare una decisione simile bisogna risalire nel 1920: quell’anno venne istituito l’ente autonomo per la gestione del teatro e i palchettisti, fino ad allora proprietari, passarono la mano.
Perdite per 15 milioni, un danno per tutto il mondo della lirica e della cultura, una mazzata anche dal punto di vista economico: l’anno scorso le sottoscrizioni avevano fruttato al teatro circa 15 milioni, che nel 2020 sfumeranno. Adesso la capienza è ridotta di un terzo, 700 posti sugli oltre 2mila disponibili. Ma il sovrintendente Dominique Meyer teme che i prossimi provvedimenti del governo – con i numeri dell’epidemia in preoccupante risalita – possano portare a un’ulteriore stretta.

Meno di un mese fa, a margine del concerto di riapertura del teatro con la nona sinfonia di Beethoven, Meyer aveva lanciato l’allarme, invocando il sostegno delle istituzioni: “Non lasciateci soli, i teatri non possono vivere senza pubblico”. La sera della prima dell’Aida in forma di concerto, il 7 Ottobre, ha fissato la linea di non ritorno: “Se dovessimo tornare al limite di 200 posti saremo costretti a chiudere“. Sulla stessa linea Paolo Puglisi della Cgil: “Servono contributi per 15/20 milioni, altrimenti metà dei lavoratori saranno messi in cassa integrazione e potremo organizzare solo piccoli spettacoli”.

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