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DAVID DI DONATELLO: IL CINEMA ITALIANO REAGISCE ALLA PANDEMIA

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L’11 maggio a Roma si è svolta la 66° edizione dei David di Donatello, un evento che premia non solo i nomi che vengono scritti sui titoli di testa di un film, ma anche quelli dei  titoli di coda, quelli che non leggiamo mai presi dalla inspiegabile  fretta di uscire dalla sala. Eppure  un film viene realizzato dalla collaborazione e dal lavoro di molte figure che meritano di essere riconosciute e premiate per le emozioni che riescono a darci.

Quest’anno le premiazioni dei David di Donatello sono state presentate ancora  da Carlo Conti ed hanno avuto luogo in due sedi, al Teatro dell’opera di Roma e negli studi televisivi intitolati a Fabrizio Frizzi: lo scorso anno lo stesso Carlo Conti presentò il premio in una sala completamente vuota!

La premiazione si è aperta, non caso,  con Laura Pausini che ha rappresentato l’Italia con la canzone “Io sì” agli Oscar 2021.

Diciamo subito che la parte del leone l’ha fatta “Volevo nascondermi” , di Giorgio Diritti, basato sulla storia del pittore Antonio Ligabue. Ma andiamo con ordine.

Il riconoscimento alla “miglior attrice non protagonista” è andato a  Matilda De Angelis per la commedia drammatica “L’incredibile storia dell’isola delle rose”. Matilda ha ricoperto il ruolo di Gabriella, l’ex fidanzata di Giorgio Rosa, il protagonista. Gabriella, una ragazza laureata in legge, sicura di sé e in procinto di sposarsi. Il ruolo di Gabriella è molto importante nella vita di Giorgio Rosa, in quanto lei, con il suo carattere determinato, permette a lui di migliorarsi e puntare sempre più in alto. Gabriella è la ragazza che riporta il protagonista con i piedi per terra, colei che è capace di vedere solo la realtà, distaccandosi dai sogni irrealizzabili di Giorgio. Per quanto riguarda invece il “miglior attore non protagonista”, il riconoscimento è andato a Fabrizio Bentivoglio, un attore, regista e sceneggiatore italiano, che ha ricoperto anch’esso un ruolo secondario nel film sopra citato.

La seconda premiazione riguardava invece la scenografia, altro fattore molto importante per dare vita ad un buon film, arte in cui noi italiani siamo maestri: basti pensare che tre Oscar hanno preso Dante Ferretti e Francesca Loschiavo.  La scenografia, quella tecnica, quell’inventiva di creare e allestire una scena, far immedesimare lo spettatore nel periodo preso in considerazione, farlo sentire parte dello spazio che andiamo a raccontare. Tre donne, il che la dice lunga, hanno preso la preziosa statuetta: Ludovica Ferrario, Alessandra Mura e Paola Zamagni che hanno costruito l’ambiente di  “Volevo nascondermi”. La scenografia di questo film è lo specchio della mente del protagonista, con giochi di luce intensi e contrastanti. Una scenografia che delinea e raffigura appieno gli ambienti di quel periodo, l’atmosfera all’interno di quelle strutture, la condizione sociale in cui la popolazione si trovava.

Come miglior regista esordiente è stato premiato Pietro Castellitto attore, regista e sceneggiatore italiano. Pietro Castellitto con voce tremolante e un’emozione che si percepiva dai suoi movimenti e dalle parole incerte che pronunciava, alla fine del suo discorso sul palco dice una frase “i premi fanno piacere, le sconfitte fanno creare”. Una frase breve ma d’impatto, che fa riflettere, che lascia trasparire l’emozione per aver vinto, ma anche quel passo indietro di chi prova anche sbagliando o perdendo e ritrovando poi la forza di migliorare e creare.

Anche i costumisti sono un elemento importante, se non essenziale nella creazione di un film, il costume fa la scena, descrive la scena, si fonde alla scenografia, si adatta ad essa per creare la combo perfetta, per dare un senso, un’unicità e una linearità al periodo storico o alla situazione raccontata. Come spesso diciamo “l’abito non fa il monaco, ma lo veste”. Il nostro corpo è un modo per esprimerci, per far trasparire una parte del nostro pensiero, una sfaccettatura della nostra personalità, i vestiti portano colui che va ad indossarli in uno stato psicologico differente, in una condizione differente. Massimo Cantini Parrini, nel film “Miss Marx” ha avuto il riconoscimento come miglior costumista. “Miss Marx”, un film storico-drammatico che tratta due temi che seppur di quel tempo, tutt’ora ci troviamo ad affrontare con estremo riguardo, stiamo parlando dei diritti delle donne e del lavoro minorile.

Spesso quando guardiamo un film, non pensiamo mai al montatore, a colui che unisce i pezzi del puzzle realizzato dal regista, colui che crea un filo logico delle vicende raccontate, colui che si ritrova davanti cataste di immagini e suoni da incastrare e adattare l’un l’altra.  Il montatore nella sua intimità, in penombra, spesso non viene nemmeno visto, ma è la figura che più di tutti si porta dietro la responsabilità di accontentare il regista, di comprenderlo, di cercare di dare veramente valore a quelle immagini e a quei suoni proprio come il regista aveva immaginato. Rispettare e ricreare le aspettative degli altri non è mai facile, specialmente quando la comunicazione tra le due figure non è semplice. La caratteristica del montatore è proprio quella, la capacità di saper comunicare al meglio le problematiche, pazientare e trovare soluzioni adatte ad ogni esigenza. Il montatore che ha ottenuto il riconoscimento è stata Esmeralda Calabria nel film “Favolacce”.

Parlando adesso di sceneggiatura, cioè quel testo che racchiude l’essenza del film, i dialoghi e le scene in ogni suo particolare è il prodotto finale dello sceneggiatore, che nelle sue parole scrive il film prima di farlo, racconta la storia prima di viverla. Il premio per la migliore sceneggiatura originale è andato a Mattia Torre per il film “Figli”. Questa premiazione ha commosso molto in quanto Mattia Torre è venuto a mancare nel luglio 2019 e ha ritirato il premio sua figlia, che si è congratulata con lui, dedicando di seguito il premio ai suoi amici più stretti, a suo fratello e a sua mamma “che non si arrende mai”. Meritatissima la standing ovation per questa piccola grande bambina.

L’attrice/attore protagonista è colei/colui che racconta la storia, che ha continuamente le luci puntate addosso, tutto ruota intorno a lei/lui, alle sue azioni, alle parole che dice. L’attore protagonista ha la grande responsabilità di immedesimarsi davvero nel personaggio, di essere credibile, versatile ed espressivo. Sophia Loren nel ruolo di Madame Rosa è stata premiata come miglior attrice nel film “La vita davanti a sé”. Emozionata come fosse il primo premio ricevuto, colei che la si può considerare una vera icona del cinema italiano, ringrazia tutte le persone che hanno lavorato con e per lei; peccato che qualcuno (il figlio?) le ha scritto il discorso che ha letto, ma è stata grandissima quando è andata a braccio. L’attrice di 86 anni ha prevalso su Vittoria Puccini, Micaela Ramazzotti, Paola Cortellesi e Alba Rohrwacher. Sophia prima di concludere il suo discorso ha affermato: “Forse sarà il mio ultimo film, questo non lo so, ma dopo tanti film ho ancora voglia di farne uno, io senza cinema non posso vivere assolutamente”. Sipario.

Veterano, possiamo dirlo perché è alla quarta statuetta, l’attore  protagonista Elio Germano, nel film “Volevo nascondermi”: un attore che sa  egregiamente interpretare molti ruoli diversi, immedesimandosi davvero nel personaggio e riuscendo ad essere pittoresco nelle sue espressioni.

Come miglior canzone originale il premio è andato a “Immigrato”, testo di Luca Medici e Antonio Iammarino e interpretato da Luca Medici per il Film “Tolo Tolo”. Luca Medici, in arte Checco Zalone, appare in collegamento affermando con il suo solito umorismo e festosità che se lo avesse saputo sarebbe venuto, un personaggio che riesce ogni volta a far sorridere e a mettere allegria. La sua canzone  parla di un tema anch’esso attuale ma affrontato con leggerezza e ironia.

Ed eccoci al premio dei premi:  miglior regia a  Giorgio Diritti che chiude il bouquet di premi di “Volevo nascondermi”. Diritti è una icona del cinema italiano che ci piace: regista di valore, semplice nei modi, si sorprende autenticamente quando parlano di lui e viene premiato, pare quasi che dica: “siete sicuri che quel Giorgio Diritti sia proprio io?” . Sì, siamo proprio sicuri!

 

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