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Friedrich Prophet ci presenta ‘Vicolo buio’: perchè ad ogni fine corrisponde un nuovo inizio

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(di Stefania Bernacchia) Tgmusic.it ha avuto il piacere di intervistare una giovane promessa del Rap italiano, un ragazzo pieno di grinta ed energia che, attraverso la musica, vuole comunicare il suo flusso interiore, senza preoccuparsi troppo del giudizio degli altri. ‘Friedrich Prophet’, questo il suo nome d’arte, un binomio che trasuda religione e filosofia, ci racconta tramite le sue canzoni di quanto in fondo la musica possa davvero farti sentire una persona autentica, in primis con te stesso, diventando una sincera compagna di viaggio, la tua ‘migliore amica’.

Ciao Elia, grazie per aver accettato questa intervista con TGmusic.it. Vuoi brevemente presentarti per chi ancora non ti conosce?
Con molto piacere! Mi chiamo Elia Di Emidio, sono nato a Sarzana, ho vissuto a La Spezia e da parecchi anni abito a Viareggio. Nessuna di queste tre città sento appartenermi realmente e quindi mi trovo sempre un po’ in difficoltà a stabilire “da dove vengo”, diciamo che mi sento più un nomade. Il mio nome d’arte è “Friedrich Prophet” e ci sono vari motivi per cui ho scelto di chiamarmi in questo modo. “Friedrich” richiama due omonimi personaggi che mi hanno appassionato nel corso dei miei studi, il filosofo Nietzsche e il pittore Caspar David.
“Prophet” invece è sempre collegato a Nietzsche per quanto riguarda la figura di Zarathustra ma principalmente deriva dal mio vero nome poiché nella “Bibbia” Elia era stato il profeta che incontrò Dio.

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Complimenti, hai scelto davvero un nome denso di significato. Come ti sei avvicinato al mondo della musica? Hai effettuato studi in ambito musicale?

Mi piacerebbe studiare in ambito musicale nonostante mi sia spinto fino a questo momento al flauto dolce delle scuole medie, ma per via dei numerosi impegni non riesco a dedicargli il giusto tempo che meriterebbe.
Per quanto riguarda il mio approccio con la musica direi che sia stata più lei ad avvicinarsi a me che il contrario, infatti è proprio grazie alla musica se sono riuscito a superare situazioni difficili nel corso della mia esistenza e adesso ho un debito enorme da ripagare nei suoi confronti perché è come se mi avesse salvato la vita.

 

In generale scrivi tu le tue canzoni oppure esegui cover?

Le canzoni prodotte sono esclusivamente scritte da me e nel corso della realizzazione di un brano la stesura del testo è la parte che più mi coinvolge. Fin da bambino scrivevo poesie e solo da pochi anni sono riuscito a combinare questa mia passione con la musica, creando qualcosa di molto più elaborato e d’impatto.

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Qual è il tuo genere musicale?  Ti ispiri a qualche artista in particolare?

Il mio genere preferito è il “Rap”, ne sono letteralmente dipendente e già dai primi approcci ho subito scoperto di esserne innamorato. Il “Rap” ti da la possibilità di esprimere tutto quello che hai dentro senza che il contenuto venga necessariamente filtrato secondo le norme etiche di oggi. Rappresenta un messaggio esplicito intrinseco di autenticità e un grande lato positivo di questo genere musicale è che non bisogna avere per forza una bellissima voce perché in confronto alle parole il timbro vocale passa in secondo piano. Ascolto moltissimi artisti italiani e stranieri coinvolti nel settore e paradossalmente mi ispiro un po’ a tutti ma nello stesso tempo a nessuno.
Stimo chiunque metta la faccia in quello che dice, promuovendo un messaggio personale che vuole condividere, poi è compito dell’ascoltatore trarne gli aspetti che ritiene importanti e riuscire a farne tesoro.

 

 

Di cosa parlano le tue canzoni? Hai un messaggio particolare che vuoi comunicare o esprimere?

Le mie canzoni trattano principalmente gli aspetti della vita che tanto cerchiamo di tenere nascosti per paura di essere giudicati. Sono il riflesso di me stesso e come argomenti spazio molto, trattando diverse tematiche, ma alla base c’è sempre il mio modo di interpretare la realtà.
La musica ti consente di non porti più certi problemi, di fregartene di tutto e di tutti, di essere una persona autentica. Sostanzialmente quello che voglio comunicare è che la musica può diventare la tua migliore amica e chi riesce a creare questo legame profondo può trarne solo benefici.
Grazie a lei possiamo sentirci meno soli e più capiti.

 

Quali spazi e quali strumenti utilizzi per le prove?

Ogni canzone parte da un foglio bianco sopra la scrivania di camera mia, contemporaneamente inizia la ricerca della base musicale che fornisce una grande dose di ispirazione e quando l’idea improvvisamente arriva ci vuole poco per renderla concreta, giusto un paio di notti.
Una volta che il lavoro è ultimato mi rivolgo al mio “dj” di fiducia per registrare e il sogno si trasforma in realtà. Non servono spazi o strumenti particolari per la realizzazione, tutto ciò di cui si ha veramente bisogno sta nella nostra testa, basta solo saperla ascoltare e riuscire a dargli vita.

 

Hai già fatto qualche live?

Fino a questo momento non mi sono mai esibito ufficialmente in un locale e le mie esibizioni live le ho riservate solo agli amici o a persone con le quali mi andava di condividere la mia musica.
Sogno spesso di potermi esibire sopra un palco e di essere in contatto diretto con il pubblico, ma non ho fretta di bruciare le tappe, ogni cosa a tempo debito. Diciamo che la prima volta in cui mi sono messo davvero in mostra è stata in una discoteca a Massa dove a un certo punto della serata, dopo aver fatto amicizia con gli ospiti che erano stati chiamati a esibirsi quella sera, mi hanno fatto salire sul palco e ho improvvisato facendo del “freestyle” con un discreto successo.

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Ti appoggi a qualche etichetta discografica?

No, non ho un’ etichetta discografica che mi segue, gestisco tutto per conto mio con il supporto di alcuni amici.

 

Elia, quali sono i tuoi progetti futuri?

Come progetto futuro pensavo di produrre un “mixtape” gratuito e renderlo di dominio pubblico. Sono consapevole di trovarmi ancora all’inizio di questo percorso e preferisco pormi un obiettivo alla volta senza correre troppo.
Terminato questo progetto vedrò che effetto avrà suscitato sugli ascoltatori e magari dopo si potranno presentare maggiori possibilità di proseguire e crescere in questo mondo della musica.

 

Grazie per la tua disponibilità, aspettiamo impazienti il tuo prossimo lavoro!

Nel frattempo ascoltiamo la tua opera prima: ‘Vicolo buio’

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Che Omuncolo che sei! Grazie!

<< Aveva un bocca enorme, piedi minuscoli, piccole orecchie e mani giganti! >> Sembra la descrizione di una qualche creatura mitologica frutto della nostra immaginazione, ...
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