Gli occhi del Brasile su Cremona Musica. Intervista a Danieli Longo Benedetti.

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di Chiara Brun

Pianista, docente di Pianoforte e Musica da Camera presso l’Università di San Paolo del Brasile (UNESP), Danieli Longo Benedetti è nata 53 anni fa a Porto União, nello stato di Santa Catarina, dove il Brasile si incunea tra Argentina, Uruguay e Oceano Atlantico. Ricercatrice, autrice di libri e articoli apparsi in volumi e riviste specializzate, lavora regolarmente alla stesura dei programmi di sala di uno dei teatri più prestigiosi del Paese, la Sala São Paulo. Inviata a Cremona Musica International Exhibitions and Festival come rappresentante della sua università, porterà oltreoceano la sua testimonianza sulla kermesse cremonese; nel frattempo  abbiamo voluto scoprire qualcosa di più sulla realtà musicale brasiliana e sulla sua attività di musicista e ricercatrice.

 

 

Qual è il percorso di studi di un aspirante musicista in Brasile?

Rispetto al contesto europeo, quello brasiliano presenta alcune importanti differenze. La scelta più naturale sarebbe quella di frequentare una scuola di formazione musicale o un conservatorio, che spesso è un istituto privato, e infine iscriversi all’università per ottenere il titolo finale. Per accedere a quest’ultima è obbligatorio superare un esame d’ammissione, che consiste nella valutazione delle abilità musicali; è quindi necessario saper suonare uno strumento, a meno che non ci si voglia iscrivere al percorso di Composizione o di Direzione d’orchestra. La durata degli studi universitari è di circa cinque anni.

 

La sua formazione l’ha portata dal Brasile fin nel cuore dell’Europa. Quali differenze ha potuto riscontrare?

Ho iniziato i miei studi presso il Conservatorio di Campo Mourão, nello stato del Paraná, dove abitavo con la mia famiglia. All’età di 17 anni ho sostenuto l’esame di ammissione all’Universidade Estadual Paulista e mi sono trasferita a San Paolo, città dove vivo ancora oggi. In seguito ho vinto una borsa di studio che mi ha permesso di perfezionarmi all’École Normale de Musique di Parigi e al Conservatorio di Strasburgo, diplomandomi in Pianoforte. La differenza principale che ho avvertito tra l’impostazione brasiliana e quella europea riguarda il rapporto tra insegnante e allievo: in Francia è molto formale, un approccio didattico che all’inizio mi ha un po’ intimidita; con il mio maestro brasiliano, Homero de Magalhães, il rapporto era invece molto più informale, una vera e propria amicizia. Ho imparato tantissimo dalla pedagogia francese, il livello è molto alto dal punto di vista musicale e intellettuale; a mancarmi è stato un ambiente più disteso e conviviale. Da docente, penso che l’ideale sarebbe trovare un buon equilibrio tra queste due tipologie di rapporto, anche per stimolare la crescita dell’autostima nell’allievo.

 

Terminati gli studi, quali opportunità si offrono a un musicista nel suo Paese?

Si aprono due strade ben definite: quella accademica, che porta all’insegnamento presso le università, e quella della performance e del concertismo, magari sviluppando progetti sostenuti dallo Stato. Le grandi orchestre sono legate alle principali istituzioni, come il Theatro Municipal e la Sala di San Paolo, il Theatro Municipal di Rio de Janeiro o il Teatro Amazonas di Manaus: tutte realtà con ensemble e cori stabili che bandiscono spesso nuovi concorsi. In ambito accademico la strada è più lunga e complessa: per affrontare il percorso di studi e le dure selezioni per diventare professore occorre, a mio parere, sentire dentro di sé una vocazione specifica per la ricerca.

 

Ci parli della scena musicale brasiliana.

Si tratta di un ambiente capace di offrire opportunità e nuovi stimoli in ogni ambito, anche se tante iniziative rimangono circoscritte a un pubblico di nicchia. Ogni anno escono dei bandi pubblici per la selezione di nuovi progetti culturali; vengono poi organizzati festival, masterclass, congressi per permettere ai musicisti di incontrarsi e confrontarsi su temi specifici. Uno dei più importanti è il Festival de Campos do Jordão, organizzato dall’Orquestra Sinfônica do Estado de São Paulo-OSESP. Al momento non esistono manifestazioni paragonabili a Cremona Musica, capaci di unire il lato commerciale ed espositivo a quello artistico: anche per questo sono felice di farla conoscere in Brasile.

 

Sarà quindi la sua prima partecipazione a Cremona Musica?

Esatto, e sono molto onorata dell’invito che mi è stato rivolto da parte di una realtà così prestigiosa.  Verrò in rappresentanza della mia università, l’UNESP, e sarò lì dal 22 al 24 settembre per visitare tutti i saloni – da pianista, non posso che essere incuriosita dalla sezione Piano Experience! – , assistere ai concerti e alle conferenze. Al mio rientro in Brasile sarà mio compito raccontare al meglio questa realtà e, chissà, magari stimolare la nascita di manifestazioni simili anche nel mio Paese!

 

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