Intervista a Maristella Patuzzi, virtuosa del Violino.

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di Margherita Malena

Maristella Patuzzi ha registrato a soli 11 anni in duo con suo padre Mario, Tzigane di Ravel per la Radiotelevisione svizzera e a 13 anni è stato pubblicato un disco dal vivo per Sony. Vincitrice di concorsi nazionali e internazionali, ha tenuto concerti in Europa, Russia, Asia, Stati Uniti, Africa, Canada, Australia e America Latina. A 17 anni ha ottenuto la maturità a Lugano e il diploma di violino con il massimo dei voti, lode e menzione speciale presso il Conservatorio di Milano. Nel 2009 ha ottenuto il Master presso l’Indiana University di Bloomington e nel 2011 il Master al Conservatorio della Svizzera italiana sempre con il massimo dei voti. Dal 2013 incide per Brilliant Classics, Decca e Dynamic. Attualmente suona su un violino Michael Platner, Roma 1728. Il prestito di questo strumento rientra nell’attività del progetto “Adopt a Musician”, una fra le

Maristella Patuzzi e il papà Mario Patuzzi

iniziative ideate e gestite da MusicMasterpieces di Lugano.

 

Terrà, assieme al padre Mario Patuzzi, uno splendido duo concertistico nella data del 22 Marzo presso la Chiesa di San Francesco a Rovigo. Gemellaggio virtuale quello tra Rovigo e Tokyo. Maristella Patuzzi infatti, dopo il concerto di Rovigo, partirà per il Giappone per interpretare lo stesso programma, questa volta assieme alla rinomata pianista Yuko Ueno presso la Casa Mozart di Tokyo (www.casamoz.org): ciò giustifica la scelta di aver inserito anche Mozart nel programma, in onore della rinomata location della città nipponica.

Giovanissima promessa della grande musica internazionale. Una passione di tutta la famiglia. Parlaci dell’esordio nella musica.

Come regalo di compleanno per i miei 5 anni, ho debuttato in duo con mio padre. È stata un’emozione bellissima, mi sentivo per la prima volta al centro dell’attenzione, sotto i riflettori e circondata da fiori meravigliosi. L’energia del pubblico mi ha motivata a fare del mio meglio ed ispirata ad intraprendere questa strada.

 

Come mai hai deciso di suonare proprio il violino.

Il violino è lo strumento che maggiormente somiglia alla voce umana, racconta storie senza parole e dona emozioni che elevano lo spirito dell’ascoltatore. Inoltre è un ottimo compagno di viaggio, semplice da trasportare, leggero ed elegante.

 

Quando si parla di Maristella si parla di violini importanti. Da quando hai iniziato a suonare su strumenti di pregio, quali sono stati e quale storia hanno.

La prima volta che ho suonato uno strumento di valore ero in America. Stavo suonando il concerto no. 1 di Prokofiev, secondo tempo e, proprio dov’è indicato “con tutta forza”, ho rotto il ponticello del mio vecchio strumento. Subito, il Maestro Mark Kaplan, mi ha concesso di continuare l’esibizione con il suo splendido Stradivari (Marchese Doria del 1685). In seguito, dal 2007 al 2012, ho suonato un Gagliano, un Grancino, uno Sgarbi, un Panormo e un Guadagnini, per poi giungere nuovamente nel 2012 allo Stradivari, in questa caso del 1687, chiamato “Ex Bello, Mary Law”. Attualmente suono un potentissimo violino di Michael Platner, guardia svizzera del Vaticano, costruito a Roma nel 1728. Con questo strumento mi sento completamente in sintonia ed è stupendo affrontare ogni brano con un compagno sempre pronto a tutto.  Il prestito di questo straordinario strumento rientra nell’attività del progetto “Adopt a Musician”, una tra le iniziative ideate e gestite dalla lodevole MusicMasterpieces di Lugano.

 

Il tuo genere musicale preferito e la composizione che suoni con più passione.

Adoro il romanticismo virtuosistico. Preferisco interpretare i concerti di Sibelius, Čajkovskij, Vieuxtemps e tutte le composizioni di Sarasate. Un brano che mi ha recentemente appassionata è il Grand Caprice Op. 26 intitolato “Der Erlkönig” di Schubert trascritto per violino-solo da Heinrich Wilhelm Ernst: proprio perfetto come fuori programma!

 

Giovane violinista ed ex promessa del calcio. Un interessante connubio questo. Come hai gestito la scelta di carriera.

Non è stata una scelta semplice ma la passione per il violino e il desiderio di promuovere la musica classica hanno vinto sul calcio.

 

Bella e brava. Due aggettivi che ti si addicono alla perfezione. Chi cura la tua immagine.

Ho sempre curato personalmente la mia immagine, grazie ai preziosi insegnamenti di mia madre. Da gennaio 2019 ho la fortuna di collaborare con “New Imagine”, un’agenzia di promozione di musicisti fondata sull’ampia esperienza di professionisti che operano da anni nell’ambito concertistico. Sono sicura che questa nuova collaborazione porterà ottimi risultati.

 

Un violinista per diventare di successo ha certamente bisogno di talento. Qual è il percorso che ti ha portato al successo e quanto tempo e dedizione hai dedicato al violino.

Da bambina studiavo tutti i giorni con mia madre un’ora di pianoforte e un’ora di violino. Crescendo le ore di studio si sono moltiplicate fino a dedicare allo strumento tutto il tempo possibile. Le mie carte vincenti sono sempre state l’innata musicalità e il carisma estremamente apprezzate dal pubblico di tutto il mondo, ma dedizione, tenacia e costanza sono, a mio parere, gli elementi fondamentali per aver successo in un settore ricco di talenti.

 

Sei una virtuosa dello strumento. Come interagiscono le due mani. Quella sulle corde e l’altra che muove l’archetto. Qualche nota di testa, di cuore e di tecnica.

La mano sinistra deve essere molto precisa, anche perché il margine d’errore è infinitesimale, quindi è dettata da tecnica e intelletto. La mano destra invece accarezza le corde con passione e cuore. Il giusto equilibrio sta nell’accordare la tecnica in funzione del cuore.

 

Ti ingaggiano per un concerto. Brani nuovi. Accetti tutto o hai deciso di specializzarti in un genere specifico. Nel caso cosa non ti piace suonare.

Imparare un brano nuovo è divertente, soprattutto nella fase di memorizzazione. Mi piace molto conoscere nuovi compositori. Per esempio nel mese di febbraio 2019 registrerò all’Auditorium Stelio Molo della Svizzera italiana musiche di Elisabeth Kuyper, in duo con mio padre. Non conoscevo questa fantastica compositrice, ma la sua musica ha accresciuto il mio bagaglio culturale.

 

Oltre al violino hai qualche altra dote musicale?

I miei genitori, entrambi pianisti, con la speranza che il mio desiderio di imparare a suonare violino svanisse, mi insegnarono a suonare pianoforte all’età di tre anni e io a mia volta lo insegno con gioia cercando di trasmettere l’entusiasmo per la musica alle nuove generazioni.

 

Quanto ci vuole per imparare un brano impegnativo, come ad esempio il Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35 del compositore russo Pëtr Il’ič Čajkovskij.

Ci vuole molto impegno e responsabilità per imparare un brano, specialmente se ci si esibisce in qualità di solista con orchestra. Bisogna imparare la partitura orchestrale e capire con quale strumento si sta dialogando. Per fortuna non c’è mai limite al miglioramento, quindi è sempre avvincente ricercare nuove sonorità, scoprire le armonie nascoste e trovare soluzioni a qualsiasi problema tecnico o espressivo.

 

Parla ai giovani e di loro i segreti per il successo.

Come per lo storytelling utilizzato nella letteratura, nella cinematografia o nel marketing, anche il viaggio del musicista è ricco di ostacoli e di prove, alcune delle quali apparentemente insormontabili e, se ne “il viaggio dell’eroe” delle componenti della storia sono note e altre ignote, nel viaggio del musicista rimane quasi tutto ignoto. Molto spesso ci si ritrova proiettati al centro del “ventre della balena” ad affrontare situazioni complicate, che mettono a dura prova anche le persone più tenaci. Inoltre, se per alcuni eroi ad un certo punto giunge un aiuto magico nel momento di maggior bisogno, il musicista può solo continuare a stringere i denti senza demordere, lavorando per raggiungere i propri obiettivi.

In genere le vicende di un eroe si concludono con il ritrovamento di ricchezze e fama. Personalmente ritengo che la ricompensa più preziosa sia riuscire a raggiungere le emozioni dell’ascoltatore attraverso la musica e accrescere l’esperienza per poter migliorarsi. Nella mia professione non esiste niente di più bello di un pubblico entusiasta di ciò che ha appena ascoltato, visto, vissuto.

In conclusione, la vita di un musicista sa essere tanto frustrante quanto emozionante e quando, dopo grandi sforzi, ogni tassello va al suo posto, tutto diventa straordinario al punto tale da trasformare i momenti più difficili in preziosi insegnamenti.

 

In famiglia ci sono molti musicisti. Parlaci di loro e raccontaci qualche aneddoto delle tue esperienze “famigliari” in musica.

In ogni foglia dell’albero genealogico della mia famiglia c’è un po’ di musica. I miei bisnonni erano musicisti, i miei nonni anche, (il mio nonno paterno mi ha regalato il suo violino quando avevo 12 anni). Mio zio di secondo grado si è salvato la vita durante la seconda guerra mondiale imparando a suonare il contrabbasso, anche se in realtà era organista! La maggior parte dei miei zii e cugini sono musicisti, alcuni semplici amatori, altri professionisti. I miei genitori si sono conosciuti a lezione di pianoforte dal Maestro Bruno Mezzena e i miei due fratelli sono entrambi musicisti come anche le loro consorti. Mio fratello maggiore è un musicista a tutto tondo, ha conseguito il diploma di violino e di pianoforte a pieni voti e da diversi anni dirige cori e orchestre, mentre il mio fratellino ha studiato pianoforte per poi dedicarsi agli studi di giurisprudenza.

Ricordo che da piccola, appena sveglia, invece di domandare a mia madre cosa avrei dovuto indossare, le chiedevo “Con chi suono oggi?”. Crescendo, invece, ho avuto qualche dibattito con mio padre quando mi accusava di “uccidere” Beethoven, mentre io, in tutta risposta, sostenevo che il noto compositore fosse già morto.

Trattandosi della dimora di una famiglia di musicisti, mio fratello minore, era costretto a recarsi in biblioteca per studiare, dato che i suoni della nostra casa non aiutavano a concentrarsi sugli articoli di legge. Un giorno mi disse “oggi non parlarmi, non posso neanche andare in biblioteca a studiare a causa tua!”. Infatti quel giorno, dopo aver studiato a casa tutta la mattina, avrei dovuto esibirmi in concerto proprio nella biblioteca dove mio fratello andava a studiare. Quindi gli ho semplicemente suggerito di rimanere a casa!

 

Prima di concerto e dopo. Tante emozioni, paure, reazioni. Passaggi e momenti importanti per noi essere umani. Analizziamo una giornata tipo, quando alla sera ha un concerto importante.

Niente sveglia. Colazione abbondante, massaggio, parrucchiere, trucco, quattro note di riscaldamento, scarpe e vestito da concerto… si parte! Dieci minuti prima dell’uscita sul podio però cerco di stare completamente da sola e in silenzio. Combatto la tensione con lunghi respiri, guardando le foto dei miei cari e concentrandomi sul concerto.

Dopo il concerto mi piace interagire con il pubblico, raccogliere le opinioni e festeggiare con i musicisti.

 

Hai suonato in tante parti del mondo. Una panoramica della tua carriera ad oggi.

Dopo la pubblicazione da parte di Sony International del mio primo CD, avvenuta all’età di 13 anni, ho debuttato nelle grandi capitali europee in duo con mio padre oppure in qualità di solista con orchestre di alto livello. Ho conseguito il diploma di violino, sotto la guida del Maestro Roberto Valtancoli, contemporaneamente alla maturità federale all’età di 17 anni, dopodiché, mi sono recata all’Indiana University per studiare con Miriam Fried e ottenere il primo Master e il Performing Diploma, continuando parallelamente l’attività concertistica in Europa e negli States. Dopo aver conseguito il secondo Master in Svizzera, ho avuto l’onore di conoscere e di suonare con l’impeccabile Martha Argerich, ho sostenuto diversi concerti nei luoghi più prestigiosi quali Teatro Afundaón di Vigo, Teatro Solis di Montevideo, Auditorium Paganini di Parma, Cadogan Hall Londra, Acropolium de Carthage, inoltre ho suonato ad importanti Festival come “Printemps Festival” di Parigi, Festival Rostropovich di Baku Azerbaijan, Cayman Arts Festival. Ho avuto l’onore di suonare in qualità di solista con le orchestre più importanti quali, ad esempio, Philharmonia Orchestra di Londra, Orchestra Toscanini di Parma, Orchestra della Svizzera Italiana di Lugano, Adelphi Symphony Orchestra di Long Island di New York, Orquesta Clàsica di Vigo, diretta dai Maestri di grande spessore, come ad esempio il Maestro Manuel Martínez Álvarez-Nava, Maestro Roberto Zarpellon, Maestro Christopher Lyndon-Gee, Maestro Andrea Albertin e il Maestro Michele Patuzzi. Recentemente ho insegnato all’Università di Goiás (Brasile) dopo aver eseguito le Stagioni di Vivaldi accompagnata dall’Orchestra Claudio Monteverdi, e ho ricevuto 25 mazzi di fiori durante un solo concerto nel Palazzo della Cultura, davanti a 1500 persone a Lozovaya, in Ucraina.

 

Sei amante dei viaggi? Se si cosa hai visto del nostro bel pianeta azzurro e cosa ti è piaciuto di più.

Mi piace moltissimo viaggiare, soprattutto in aereo. Addirittura, nel 2016 ho tenuto un concerto durante il volo inaugurale. Grazie al mio lavoro ho viaggiato molto per il mondo, ho visitato tutti i continenti e le principali città passando, dalla brillante New York alla sempre affascinante San Pietroburgo, dalla fredda Toronto all’allegra São Paulo, dalla giovanissima Melbourne all’incredibile Buenos Aires, dalla romanticissima Parigi alla storica Roma. La cosa che mi è piaciuta di più? Il calore della gente. Non è vero che in luoghi freddi esiste gente fredda e impenetrabile. In ogni luogo che ho visitato ho sempre ritrovato aspetti positivi e negativi delle persone ma con “colori” e sfaccettature diverse, probabilmente dettate dalle differenze culturali. Mi ha colpito moltissimo l’Australia, soprattutto la città di Perth, giovane, dinamica ed accanto all’Oceano.

Però per poter scegliere il mio luogo preferito devo ancora viaggiare moltissimo.

 

Se dovessi scegliere un luogo del mondo in cui passare il resto della tua vita. Dove ti trasferiresti?

Sul palcoscenico dei teatri più importanti del mondo ma, se dovessi sceglierne solo uno, mi trasferirei direttamente alla Carnegie Hall di New York.

 

Sappiamo che ti piace cucinare. Che cosa nello specifico e la tua ricetta più di successo.

Crema di zucca: semplice, genuina e veloce. Basta una cipolla, due patate e una bella zucca, e, dopo aver bollito il tutto il gioco è fatto, poi aggiungo un soffio di cannella.

 

E la vita privata? Esiste o per ora sei tu, il violino e la tua gattina?

Oltre la mia splendida gattina, e alla mia attività professionale, mi piace correre sul tapis roulant, nuotare e sfrecciare in bicicletta, oppure essere avvolta dal vapore del bagno turco e dal calore della sauna.

 

E adesso a ruota libera. Quello che vuoi dire che forse non hai mai raccontato prima al pubblico.

Grazie per il vostro sostegno. Sono onorata di poter annoverare tra il mio pubblico persone meravigliose che da anni cercano di venire a tutti i miei concerti, alle volte anche percorrendo centinaia di chilometri. Siete la mia famiglia e v’incontro sempre con gioia e affetto. Ci terrei moltissimo anche a ringraziare gli organizzatori che rendono possibile questa vita e tutti i musicisti con i quali collaboro, condividendo queste forti emozioni.

 

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