La festa di Macklemore & Ryan Lewis al Forum di Assago: la recensione del concerto

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 «Make some noise for food!», urla Macklemore alla fine di “Let’s eat”, un pezzo macchiettistico su eccessi alimentari e diete eternamente rimandate. Davvero, dice «make some noise for food» e i diecimila del Forum rispondono con un boato che neanche il pubblico degli U2 quando Bono chiede di cantare per Martin Luther King. E sì, la scena ha qualcosa di ridicolo, ma siamo a un concerto del rapper di Seattle, ci sta. E non è finita, perché sul palco è apparecchiata una tavola. Lui prende dei biscotti e li distribuisce a quelli della prima fila. Poi si prende tre minuti buoni per un lancio del cookie fin lassù, all’ultima gradinata. Non ci riesce. «È quasi record mondiale!», urla un po’ sbruffone, e la musica continua. È lo stesso rapper che non più di dieci minuti prima ha riempito il Forum con le note del viaggio di coscienza di “White privilege II”, il suo personalissimo punto di vista su #blacklivesmatter. Questo è uno show di Macklemore & Ryan Lewis: un’alternanza fra canzoni pregne di significati – il consumismo, il razzismo, la dipendenza – e pezzi ridicoli che diventano pretesti per fare festa, con l’aggiunta di un po’ di sana autoironia. Ad Assago gli sono riuscite entrambe le cose. Un successone.
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Di sotto, c’è un pubblico molto giovanile e molto femminile. La tizia che mi sta davanti tiene aggiornata in tempo reale mamma che sta a casa e le invia foto, filmati, commenti via Whatsapp. Qualcuno ha portato cartonati con un’enorme faccia di Macklemore. Qualcun altro ha appeso uno striscione completamente fuori contesto con su scritto «Buon compleanno Robert Downey Jr», il che è geniale e Macklemore lo riconosce. Sul palco, oltre al rapper e al suo produttore che suona le percussioni, un po’ di chitarra e s’agita parecchio, entrano ed escono di scena nove musicisti, un quartetto d’archi, una sezione fiati, un pianista. E poi sei ballerini, nei pezzi da festicciola al college, e il rapper XP. Dietro le loro spalle, un grande schermo trasmette immagini piuttosto didascaliche e gli interventi dei cantanti che non possono esserci in carne ed ossa. Il suono è impastato, bruschi sbalzi di volume peggiorano le cose, l’amalgama fra parti suonate e campionate è grossolana, o per lo meno così suona dalla mia tribuna. I vari interventi vocali di Mary Lambert, Ed Sheeran o Leon Bridges trasmessi dal sistema d’amplificazione contribuiscono alla brutta sensazione di assistere a uno spettacolo molto animato su base preregistrata. Ma dei diecimila del Forum forse sono l’unico a pensarla così perché è un boato dietro l’altro e si salta e si canta “Wing$” manco fosse in lingua italiana. Macklemore è colpito e non fa che ripetere che Milano è la piazza migliore d’Europa e che non lo dice ovunque e che vorrebbe venire a vivere qui e che siamo un esempio d’amore ed energia per tutto il mondo e che insomma è stato il «loudest show of the fucking tour».

Lo schema è quello del forte-piano-forte: prima parte con i pezzi festaioli, seconda con i brani impegnati, finale a tutto volume. I musicisti escono da botole sulla base da colonna sonora horror boombastica di “Light tunnels”. Dopo un solo pezzo, Macklemore esagera, come sempre: «Are you trying to be the hypest crowd in all Europe?». E continua così, per tutto il concerto, a incitare il pubblico e saltare e dialogare. È un gran chiacchierone e si prende interi minuti per introdurre canzoni come “Brad Pitt’s cousin”, roba di ballerine e gattini. E mentre ci si chiede che diavolo ci facciano quattro musicisti che suonano strumenti a fiato se poi il riff di sax di “Thrift shop” dev’essere campionato, si arriva ai pezzi che pur essendo lenti fanno tremare il Forum, “Wing$” e “Same love”, e all’idea che «alla fine l’amore prevale», e intanto sullo schermo passano immagini di vetrate di chiese, manifestazioni arcobaleno, vecchi filmini di famiglia, i palazzi del potere di Washington DC. Il lancio del biscotto dà il via all’ultima parte del concerto che finisce con l’inno “Can’t hold us” e Macklemore giusto un filo piacione che porta sul palco una bandiera italiana e ventimila gambe che saltano.

Anche Macklemore è un campione di salto: da argomenti controversi a canzonette leggerissime. E quindi per il primo bis si concia come il suo alter ego parruccodotato Raven Bowie, figlio stupidotto di Samuel Jackson e Lady Gaga, un travestimento da festino del liceo che serve per i due pezzi più tamarri della serata, “And we danced” e “Dance off”. Durante quest’ultima un ragazzo e una ragazza vengono presi dal pubblico e ballano sul palco in modo scatenato, mica le vecchiette che tira su Springsteen. Si finisce dopo un’ora e tre quarti con “Downtown” e con Eric Nally dei Foxy Shazam che schizza letteralmente da sotto le assi del palco e urla e zompa impazzito, ma il suono è talmente saturo che potrebbe essere “Downtown” di Peaches e non capiremmo la differenza. E poi, un memorabile tuffo di Macklemore sulla folla e un’esplosione di coriandoli. L’impianto trasmette “I feel good” di James Brown e i ragazzi lasciano il Forum. Ad aspettarli, fuori, le auto dei papà e un ingorgo che neanche la I-5 di Seattle all’ora di punta.

SET LIST:
Light Tunnels
Brad Pitt’s Cousin
Buckshot
Thrift Shop
The Shades
Arrows
Kevin
Wing$
Same Love
Growing Up
White Privilege II
St. Ides
Let’s Eat
White Walls
Can’t Hold Us
And We Danced
Dance Off
Downtown

 

 

Fonte: Rockol

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