di Gabriele Cupaiolo
Ciao Anna, è un piacere essere qui con te! Partiamo col botto: cosa hai provato quando hai capito di aver vinto il premio della stampa allo ZO Music Contest e cosa significa per te questa esperienza? Com’è stato ricevere questo riconoscimento in mezzo a tanti altri talenti?
Devo dire che ero profondamente emozionata e grata. In quella sala c’erano artisti di grande valore, quindi essere scelta tra loro è stato per me un vero onore. Ma la soddisfazione più grande è stata vedere apprezzato un brano a cui avevo lavorato a lungo insieme al mio Maestro: sapere che il nostro impegno abbia trovato riscontro in questo premio ha dato un senso a tutto il percorso fatto.
Che atmosfera hai respirato durante l’evento?
Sin dal mio arrivo nella sede di ZO Working ho percepito un calore particolare: gli addetti ai lavori sono riusciti a mettere tutti a proprio agio, creando un clima familiare, nonostante la tensione di una finale. Poi, arrivando alle fasi conclusive, ho avuto la possibilità di salire su un palco prestigioso, lo stesso che la sera successiva avrebbe ospitato Roy Paci e gli Aretuska. Per me già solo poter condividere la mia musica in quel contesto, davanti a così tante persone, è stato un traguardo emozionante e indimenticabile.
Guardandoti indietro, quali sono stati i momenti più significativi del tuo percorso musicale?
Il mio legame con la musica nasce molto presto: ho iniziato a frequentare la Enarmonia Music School di Montignoso quando avevo appena cinque anni. Da allora non mi sono mai fermata: concorsi, contest e masterclass a livello nazionale hanno costellato la mia formazione, permettendomi di crescere e mettermi continuamente alla prova. Ho frequentato per alcuni anni anche il CPM di Franco Mussida e seguito corsi di perfezionamento con Mary Setrakian, che hanno arricchito il mio bagaglio artistico.
Una tappa fondamentale è arrivata nel 2019, poco prima della pandemia: ho iniziato a scrivere le mie canzoni insieme al mio Maestro, Bruno Del Giudice. Da quel momento il percorso ha preso una forma più definita: oggi stiamo lavorando al mio progetto con un team che considero una vera famiglia.
Accanto a me ci sono figure preziose: la mia stylist, Cinzia Dazzi, che mi sostiene in ogni manifestazione o audizione e che per me è un punto di riferimento costante; e la mia vocal coach, Sonia Dazzi, la presenza più stabile della mia vita artistica e personale. A lei devo non solo la musica, ma una parte importantissima del mio cammino: un semplice grazie non potrà mai esprimere fino in fondo ciò che le devo.
Come descriveresti la tua vocalità e il tuo stile di canto e scrittura? Ci sono artisti o generi che ti hanno influenzata di più?
Definirmi con un’unica etichetta non è semplice, perché ho sempre ascoltato e cantato generi molto diversi tra loro. Se però dovessi tracciare le linee principali, direi che la mia vocalità e la mia scrittura vivono soprattutto nell’universo rock/blues, con una forte componente pop. Le mie canzoni tendono a muoversi verso un rock melodico, che unisce energia e intensità emotiva.
Le influenze sono state tante e variegate: dai Litfiba ai Timoria, da Mina a band internazionali come i Nickelback, senza dimenticare Alicia Keys e Chris Cornell. Sono artisti che mi hanno contaminata, ciascuno a modo suo, e che hanno contribuito a modellare il mio stile, fatto di passione e di ricerca costante di autenticità.
Quali ostacoli hai incontrato nella tua carriera e come li hai trasformati in opportunità di crescita?
Mi viene in mente una frase di un artista che amo molto: “Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale” [Lucio Dalla, ndr]. Nella vita gli ostacoli sono tanti e inevitabili, ma quando capisci che il tuo posto è davvero nel mondo della musica, realizzi che questa scelta è allo stesso tempo un dono e una condanna. L’amore che provo per la musica è totalizzante, mi porta a vivere in modo diverso da chi conduce un percorso “normale”, e non sempre è semplice.
In adolescenza ho vissuto episodi di bullismo legati al mio corpo, ma la scuola e lo staff che mi ha seguito in quegli anni mi hanno aiutata a non portarmi dietro quelle ferite. Ho perso persone molto importanti, rapporti che credevo eterni, e ogni volta è stato un colpo al cuore. Ho fatto errori, certo, ma non rimpiango nulla: tutto ciò che ho vissuto, nel bene e nel male, mi ha resa quella che sono oggi.
Scrivere canzoni per me significa proprio questo: trasformare il dolore in qualcosa di buono. È la mia missione, con la presunzione positiva di poter tendere una mano a chi sta affrontando sfide simili alle mie.
Dopo la vittoria, quali sono i tuoi prossimi progetti musicali? Stai già lavorando a nuove canzoni o collaborazioni?
Ricevere questo fantastico premio al ZO Music Contest è stato un punto di partenza, oltre che un traguardo. Proprio il 13 settembre ho avuto l’onore di esibirmi sul palco del Teatro Ariston come finalista di Sanremo Rock & Trend, dove mi sono classificata terza: un’occasione che considero straordinaria e che porterò con grande responsabilità. Il mio team e io abbiamo in programma di pubblicare alcuni dei brani a cui stiamo lavorando e di continuare a scrivere nuova musica, con la stessa passione e dedizione che mi hanno accompagnata fino a qui.
Qual è il messaggio principale che desideri trasmettere al pubblico attraverso la tua musica?
Il cuore della mia musica è l’amore. Viviamo in un mondo che spesso appare superficiale e arido, e attraverso le mie canzoni vorrei trasmettere vibes positive, energia e vicinanza. La mia missione è aiutare chi si trova ad affrontare esperienze simili alle mie, far sentire le persone meno sole. Mi piace ricordare le parole di un artista che stimo moltissimo: “Una musica può fare, salvarti sull’orlo del precipizio” [Max Gazzè, ndr]. Questo è il potere che credo abbia la musica, ed è ciò che spero di donare a chi mi ascolta.
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