L’architettura anarchica degli Skunk Anansie: “Abbiamo costruito una casa di vetro con vista sul caos”

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E’ uscito il 15 gennaio “Anarchytecture”, il sesto disco di studio degli Skunk Anansie, il terzo dopo la reunion del 2009 ed il primo dopo la partecipazione di Skin come giudice a X Factor. “Il titolo è stato trovato proprio in questo hotel”, spiega il gruppo guidato da Skin, che ha radunato la stampa a Milano per presentare l’album.

“E’ una parola che ha significati diversi per ognuno di noi”, spiegano, quasi in coro, fornendo quindi diverse interpretazioni dell’ossimoro che unisce caos e ordine. “Per me ha un significato personale: anarchia e struttura collassano assieme nella vita di tutti i giorni. Ogni persona cerca di vivere qualcosa di strutturato, di mettere in piedi una vita fatta di relazioni e regole, ma alla fine l’unione di due persone è un’anarchia. Con questo album volevamo cercare di creare una casa di vetro, dove dietro una struttura si vedesse il caos, le persone che lottano. Ma è qualcosa di più ampio che cerca anche di rispecchiare i tempi che corrono, tra ordine e caos”, spiega Skin. Mark invece la mette più sul piano pratico: “Per me è significato trovare ordine nel caos, il fare un disco mentre ognuno di noi seguiva i propri progetti, e iniziavamo a cercare di pensare ad un nuovo album”.

Skin ha passato infatti buona parte del 2015 impegnata ad imparare l’italiano e quindi come giudice di X Factor in Italia – e questo ha complicato un po’ le cose. Cosa è cambiato? Tutto e niente: “Ho avuto molto meno tempo,. E’ stato un po’ più caotico, appunto. Ma lavoriamo assieme da molto tempo. La nostra non è una reunion, ma un nuovo matrimonio, ed è ormai stabile. Certamente avere un buon produttore come Tom Dalgety aiuta, perché lui ha tenuto le fila del progetto”, spiega.
Il risultato è un album che, musicalmente, spinge più sul versante elettronico, senza dimenticare la carica elettrica tipica del gruppo. “Abbiamo sempre usato l’elettronica, fin dagli anni ’90: per esempio in brano come ‘Charlie big potato’ avevamo giocato con il drum and bass”, spiega Skin. “E’ anche nei dischi precedenti era presente, ma mai in maniera ovvia. E’ qualcosa che amiamo tutti quanti. Siamo sempre una rock band, ma non siamo una band nostalgica, volevamo un suono nuovo, ma riconoscibile, qualcosa che arrivasse dritto in faccia. Abbiamo capito che potevamo far confluire la nostra rabbia in suoni diversi. La nostra manager ci ha suggerito di aprire l’album con ‘Love someone else’, che spiega subito bene dove siamo andati a parare, e credo che sia un’ottima idea”. Inevitabile anche una battuta su David Bowie: “Se sei una band e non sei stata influenzata dalla sua musica, vuol dire che fai schifo. Abbiamo suonato con lui a qualche festival, ma il mio primo pensiero ora va a sua moglie Iman”, dice Skin.

L’Italia, da sempre uno dei paesi di maggior successo della band da ben prima della presenza di Skin a X Factor, è presente anche nella copertina, opera dell’artista italiano No Curves: “Volevamo un’immagine artistica, che andasse bene per la versione in vinile a 12 pollici. Lui lavora con nasti e tagli fatti a mano, senza curve appunto. “E’ letteralmente ‘cutting edge’”, aggiunge Ace, giocando con l’espressione inglese per “all’avanguardia”. “E’ ancora più pertinente, se si pensa ai testi del disco: cerchiamo di essere chiari, dritti e taglienti, appunto”, completa Skin. Invece sul ritorno ad X Factor non si sbottano “Vedremo”.

Fonte : Rockol

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