L’effetto della musica sul cervello, quando ti alleni

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Concentra o distrae? Perché ci dà la carica? Uno studio sulle onde cerebrali rivela perché quando facciamo sport, in palestra o all’aperto, è così difficile rinunciare alle cuffie nelle orecchie.

 

Lo dice la scienza e l’esperienza lo conferma: la giusta playlist in allenamento è capace di cancellare la stanchezza e motivarcicome nessun’altra forma legale di doping. Ma il preciso meccanismo d’azione della musica sul cervello durante l’attività fisica non era finora ancora chiaro: isolare gli effetti neurali di una canzone a tutto volume da quelli innescati dal movimento del corpo è infatti particolarmente arduo, e questo fa sì che di rado questi studi siano compiuti fuori dal laboratorio.

Ora un gruppo di ricercatori della Brunel University di Londra ha utilizzato un elettroencefalogramma (EEG) portatile capace di schermare selettivamente alcuni stimoli per monitorare tre diversi tipi di onde cerebrali durante l’esercizio fisico.

COLONNE SONORE. Lo studio è stato compiuto mentre 24 volontari camminavano all’aperto, al proprio ritmo ideale e su una pista di 400 metri, ascoltando in cuffia un brano musicale (Happy di Pharrell Williams), un podcast di TED Radio Hours sulle città, oppure nulla.

Gli scienziati hanno valutato con alcuni test il grado di entusiasmo dei camminatori, il loro umore, la concentrazione e lo stato di allerta durante l’esercizio. Il caschetto EEG ha nel frattempo tenuto traccia della frequenza delle onde cerebrali in diverse bande nelle varie aree cerebrali.

 

UN’INIEZIONE DI POSITIVITÀ. I risultati indicano che la musica modifica l’andamento delle onde cerebrali causando un calo di concentrazione; ma allo stesso tempo, fa crescere la motivazionee il buon umore del 28% rispetto all’assenza di suoni e del 13% in più rispetto a un podcast parlato.

Ascoltare una talk show non ha alterato le risposte percettive (cioè non ha inciso sul livello di stanchezza), né quelle emotive (non ha influito sulla felicità percepita durante l’esercizio), ma ha reso la camminata più piacevole del semplice silenzio.

L’effetto positivo sull’umore è dovuto, in entrambi casi e in misura più o meno decisa, a un aumento delle frequenze beta (quelle tipiche dello  stato di veglia e delle intense attività mentali) nelle regioni frontali e centro frontali della corteccia cerebrale.

La spinta neurale della musica potrebbe essere sfruttata nelle situazioni di poca costanza o riluttanza a compiere attività fisica: con il pezzo giusto arriva anche la motivazione – ma questo lo sospettavamo già.

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