Coachella 2016: la Woodstock dei giorni nostri?

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(di Stefania Bernacchia) E’ iniziato ieri, venerdi 15 aprile, il Coachella Valley Music and Arts Festival , l’attesissimo appuntamento che ogni anno ha luogo nella città di Indio, nel sud della California.

Non vi è cantante, starlette, modella o blogger che possa rinunciare al Coachella: ad aprile è un must e ce n’è davvero per tutti i gusti. Il clima che si respira è un mix tra l’hippie e l’indie, ovunque imperano coroncine di fiori, gonnelloni, collane con piume e tatuaggi dorati sulla pelle; le aziende di moda fanno a gara per accaparrarsi uno stand all’interno del parco, basti pensare alla famosa catena H&M che ha creato addirittura una linea ad hoc ispirata al Festival, rigorosamente boho. I fotografi montano l’uno sopra l’altro alla ricerca di qualche scoop più o meno interessante mentre le Very Important People sfilano e ballano al solo scopo di farsi fotografare.W1

Sembra quasi che si vada al Coachella per fare il red carpet piuttosto che per ascoltare musica. Pensare che nel lontano 1999, primo anno del Festival, l’insuccesso fu tale che si decise di non continuare, tanta fu la delusione. Ma come nelle favole a lieto fine, due anni dopo ecco che la macchina organizzativa riparte e da allora è stato un crescendo di fama e popolarità. Poco importa dunque se si tratta di un festival musicale e di musica se ne parla poco. Quello che conta è: esserci.

Il prato gremito di giovani distesi sopra plaid e coperte, zainetti colorati, sigarette e sandali, la ruota panoramica che gira sullo sfondo: il divertimento è garantito. A prima vista il quadro ricorda molto l’atmosfera di Woodstock, quando la vera libertà era la partecipazione, quando la voce di migliaia di giovani cantava all’unisono i Creedence e il divertimento scaturiva dallo stare insieme.Woodstock-Festival

Ma nonostante le molte similitudini, quello che il Coachella ha perso rispetto agli anni sessanta è proprio questo: il senso più profondo dell’aggregazione. D’altra parte le manifestazioni giovanili sono da sempre il riflesso della società dalla quale provengono; Woodstock è stato il simbolo di una generazione in rivolta, che non aveva niente e combatteva per avere quei diritti che al Coachella sono quasi ridicolizzati. Non possiamo fare altro che stare alla finestra e guardare l’evolversi della nostra generazione, certo è che il volere stare in vetrina a tutti i costi sminuisce e scardina quello che è il vero motivo per cui queste manifestazioni vengono pensate: l’unione.

 

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