Carlos Santana: “Una volta trovata la melodia, ecco che sei connesso direttamente col cuore”

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(di Stefania Bernacchia) E’ uscito solo tre giorni fa l’ultimo album di Carlos Santana e, detta così, sembra una notizia come tante altre, che vanno e vengono nel mondo musicale.

Ma per chi ha amato Santana, chi lo ha seguito durante tutti questi lunghi anni di carriera, chi grazie a lui ha ballato, suonato, cantato, riso e pianto, non è una mera notiziola da rotocalco. Rappresenta bensì un ritorno, o meglio, il ritorno. La successione numerica rispetto all’ultimo album ne è la controprova: Santana IV si riallaccia volutamente all’album del 1971 (Santana III appunto) ed è la prova schiacciante della volontà di successione, di un unicum che sembra quasi non essersi mai realmente interrotto.maxresdefault

Non che il chitarrista messicano, naturalizzato statunitense, abbia mai smesso di suonare e produrre: gli anni ottanta videro diverse pubblicazioni ma il pubblico si stava sempre più orientando verso il pop e i suoi lavori non furono mai compresi fino in fondo. Il decennio si concluse poi con l’abbandono della casa discografica Columbia Records e l’inizio della collaborazione con la Polygram, scelta che caratterizzò poi tutti gli anni novanta, quando lavorò anche per la nostra Mediaset e dei quali ricordiamo una strepitosa esibizione dal vivo per l’inaugurazione del Carnevale di Viareggio (correva l’anno 1998). Ma le vendite negli anni novanta furono scarse e verso la fine di quel decennio Santana si ritrovò senza contratto. Fortunatamente il 1999 lo riporta alla ribalta con l’album Supernatural e gli anni duemila scivolano via sulla scia di questo successo di pubblico e critica, fino ad arrivare al 2010 anno in cui esce Guitar Heaven: The Greatest Guitar Classics of All Time.

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Tutto questo per dire che la sua carriera non è mai stata del tutto infruttifera ma ha visto sicuramente alti e bassi. Allora perché dovrebbe stupirci e interessarci questo nuovo album? Cosa lo rende diverso da quelli pubblicati nelle ultime decadi? Per chi conosce e ama l’inventore del latin rock la risposta è presto fatta: Santana ci vuole ricondurre per mano a dove ci aveva lasciato, a quello status di energia psycho-blues-latin-rock del 1971, come se il tempo non fosse mai passato. E per rendere il tutto ancora più vero decide di farlo riconvocando, al netto dello scomparso bassista David Brown e delle percussioni di Jose Chepito Areas, il gruppo dei primi anni, che gli fece meritare nel ’98 una poltrona nella Rock and Roll Hall of Fame: Gregg Rolie, Neal Schon, Michael Carabello e Mike Shrieve con l’aggiunta di Ronald Isley degli Isley Brothers. Santana_(1971)

Probabilmente è un disco che sarebbe già venuto alla luce se gli artisti non avessero preso al tempo strade diverse; ma nel loro io più profondo tutti aspettavano il momento giusto per rincontrarsi e partorire ciò che in cuor loro era già stato concepito. L’illuminazione di Carlos non poteva esser più lungimirante: il disco che hanno prodotto è un tripudio di chiccherie musicali, un vero e sentito ritorno alle origini, 16 pezzi suonati da una band che rivendica il suo repertorio, dalla jam etnica di Yambu al jazz di Fillmore East, dal pezzo romantico (Suenos) al finale mistico (Forgiveness). Santana non ha sbagliato nemmeno questa volta e d’altra parte non a caso l’artista dal sangue latino, ventesimo chitarrista di sempre per Rolling Stone, può vantare dieci Grammy, tre Latin Grammy, 100 milioni di dischi vendut e un album fisso nella top ten di Billboard per sei decadi di fila. Carlos_Santana_Hollywood_Star

Nel1967, dopo un’audizione, a Santana dissero che faceva meglio a tenersi il lavoro da lavapiatti al Tick Tock Drive-In. Ventitrè album dopo e una musica fuori dal tempo, Carlos Santana è ancora sul palco a dimostrare quanta vita ci sia nella sua chitarra e come disse una volta durante un’intervista “C’è una melodia in tutto. E una volta trovata la melodia, ecco che sei connesso direttamente col cuore.”

Carlos Santana: ‘Suenos’ (da Santana IV)

Carlos Santana: ‘Yambu’ (da Santana IV)

Carlos Santana: ‘Fillmore East’ (da Santana IV)

 

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