COMPOSITRICES. Bru Zane Label

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di Giulia Vazzoler


 

È un progetto discografico ciclopico quello del Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française di Venezia, che per la propria etichetta Bru Zane Label ha pubblicato un cofanetto dedicato a 21 compositrici romantiche francesi composto da 8 CD, 165 opere di musica sinfonica, cameristica, vocale e pianistica, per un totale di quasi 10 ore di musica.

«Compositrices. New Light on French Women Composers» – questo il titolo del cofanetto – ha richiesto quattro anni di lavoro per portare a termine le incisioni, che sono state effettuate a partire dal 2019 fra Venezia, Parigi, Metz, Tolosa e Tourcoing.  Una mole di lavoro che impressiona per il livello altissimo degli artisti coinvolti – fra gli altri vi sono l’Orchestre National de France, Victor Julien-Laferrière, François-Xavier Roth, Yann Beuron, Nathalia Milstein, Cyrille Dubois, Roberto Prosseda – e per la ricerca musicologica profonda e circostanziata su un repertorio quasi mai ascoltato in sala da concerto.

Valorizzare il ruolo delle compositrici donne nella storia della musica è diventato oggi fatto di tendenza, ma c’è da dire che la programmazione del Palazzetto Bru Zane promuove e diffonde anche il repertorio romantico al femminile sin dalla sua inaugurazione.

Che nell’Ottocento il contesto storico-culturale fosse poco propizio allo sviluppo della carriera musicale delle compositrici, in Francia come altrove, è cosa nota. Al Conservatorio di Parigi, le classi di armonia e composizione erano appannaggio dei soli maschi, e si è dovuto attendere il 1913 perché fosse assegnato per la prima volta a una donna – ossia Lili Boulanger – un Premier Prix de Rome, che fu comunque un ex-aequo con Claude Delvincourt. Nel frattempo, per ricevere la formazione che veniva loro negata dalle istituzioni ufficiali, le giovani compositrici si rivolgevano a insegnanti privati: è così che Antoine Reicha diede lezioni a Pauline Viardot, Camille Saint-Saëns assistette Clémence de Grandval e Benjamin Godard prese Cécile Chaminade sotto la propria ala.

Nella necessità di conservare l’anonimato per la pubblicazione delle opere, talvolta assumendo pseudonimi maschili (una Marie-Foscarina Damaschino che diventa Mario Foscarina), forme neutre o ambigue (come Ch. Sohy e Mel Bonis), o addirittura nascondendo il proprio nome dietro una semplice lettera puntata, come Sophie Gail che firma “M.me Sophie G.” la partitura dei Deux Jaloux, al modo dei dilettanti, le partiture delle compositrici ingenerano grande incertezza nell’attribuzione e nella catalogazione.

Eppure, le partiture di Hélène de Montgeroult recano in sé le basi del virtuosismo pianistico romantico, le mélodies di Pauline Viardot e i Lieder di Marie Jaëll gettano ponti tra le diverse scuole vocali europee e le sonate, i trii, i quartetti e i quintetti strumentali firmati da Louise Farrenc, Cécile Chaminade, Clémence de Grandval o Rita Strohl meritano di essere riscoperti allo stesso titolo di quelli – spesso anch’essi dimenticati – dei loro contemporanei di sesso maschile.

In quest’ottica, forse il più grande merito del monumentale cofanetto di Bru Zane è quello di aver dimostrato che promuovere i lavori delle compositrici non significa sostenere una “musica femminile” come categoria esteticamente uniforme, che fa parte a sé: significa al contrario dimostrarne la grande varietà e il perfetto inserimento nel panorama artistico del tempo. Queste partiture sono in grado di commuovere e impressionare il pubblico odierno per le loro qualità intrinseche, e non è necessario giustificarne la programmazione in nome della parità di genere.

 

 

 

 

 

 

 

 

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