La figura victorhughiana di Mazeppa nel poema sinfonico di Liszt.

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di Smeralda Nunnari

«Il tombe enfin!… et se relève roi!» [«Cade infine, e si rialza re»].  (Victor Hugo)

Franz Liszt, rinomato virtuoso del pianoforte, compositore colto e cosmopolita, nasce il 22 ottobre 1811, nella cittadina ungherese di Raiding. Compie i suoi studi musicali a Vienna e li prosegue a Parigi. Si dedica anche a studi filosofici e letterari stringendo amicizie, sia con musicisti come Hector Berlioz e Fryderyk Chopin, sia con letterati quali Heinrich Heine e Victor Hugo. Conquista l’Europa dando inizio al concertismo pianistico moderno e al poema sinfonico, nuovo genere musicale per orchestra, ispirato da motivi storici, letterari, pittorici e naturalistici.

Tra i suoi amori si contano: la contessa Marie Catherine Sophie d’Agoult e la principessa Carolyne zu Sayn-Wittgenstein. Entrambe già sposate, la prima con un conte francese e la seconda con un principe-ufficiale russo.

Il soggiorno del compositore ungherese a Weimar, tra il 1848 e il 1861, è costellato dai suoi tredici poemi sinfonici che promuovono la sua intensa attività artistica di direttore d’orchestra affascinando e influenzando compositori come Richard Strauss, César Frank e Richard Wagner.

A Mazeppa, personaggio storico-leggendario, Liszt intitola, nel 1851, il sesto brano del ciclo dei suoi Poemi Sinfonici dirigendone la prima esecuzione al teatro Granducale di Weimar, il 16 aprile 1854. E, ancora prima, il quarto dei suoi 12 Studi d’esecuzione trascendentale. La fonte storica è George Gordon Byron, nobile, poeta e politico britannico, che dedica all’eroe rivoluzionario il suo poema, nel 1819. Quella leggendaria si riscontra ne L’histoire de Charles XII di Voltaire, filosofo illuminista, citato da Byron nell’introduzione della sua opera. Ma a ispirare entrambe le composizioni di Liszt è, indubbiamente, l’omonima opera ne Les Orientales di Victor Hugo, scrittore, poeta, drammaturgo e politico francese, che descrive Ivan Stepanovič Mazeppa, in tutta la carica umana e sentimentale.

Ivan Mazeppa, autore d’imprese eccezionali, è un avventuriero ucraino, vissuto tra il 1644 e il 1709. Durante la sua giovinezza, viaggia tantissimo, soprattutto in Francia, Italia e Olanda. Atamano dei cosacchi, viene nominato principe d’Ucraina dallo zar Pietro il Grande. Ma le sue ambizioni non vengono quietate. Successivamente, sfruttando l’occasione della guerra tra Russia e Svezia, medita e prepara abilmente il suo tradimento finalizzato all’acquisizione dell’indipendenza dell’Ucraina. E si schiera con Carlo XII, re di Svezia, contro lo zar di Russia. La leggenda che aleggia sul suo nome narra che, in seguito ad una relazione amorosa, con una nobildonna, moglie di un alto dignitario della corte di Polonia, viene legato nudo, sulla groppa di un cavallo selvaggio e lanciato in una folle corsa verso l’ignoto. Trascinato per tre giorni fino ai confini del mondo. In Ucraina, i cosacchi lo raccolgono in fin di vita, lo salvano e, attratti dal suo straordinario coraggio, lo proclamano re.

La partitura lisztiana dell’Allegro Agitato, evoca nel primo accordo dell’orchestra un colpo di frusta che incita il cavallo al galoppo ed è percossa dall’incessante fremito della cavalcata, rintracciabile nel potente e ritmato tema assegnato in larga misura agli ottoni, dopo l’agitata frase degli archi. L’orchestra esplode e s’infiamma con effetti e artifici tali da avvincere l’ascoltatore. A intensificare l’adagio centrale intervengono colpi di timpano in diminuendo: Mazeppa, circondato dai cosacchi in lacrime, ha terminato la sua corsa. In sordina, si eleva angosciante e solitaria la voce del corno, come in un’efficace implorazione. Da squilli di tromba, riaffiora il tema di Mazeppa, in un luminoso clima di marcia trionfale.

L’organico del poema sinfonico è costituito da: due flauti, ottavino, due oboi, corno inglese, due clarinetti e clarinetto basso, tre fagotti, quattro corni, tre trombe, tre tromboni e tuba, timpani, triangolo, piatti, grancassa e archi.

Liszt, attraverso la sua musica, esprime il significato del lavoro di Hugo, della necessità di passare attraverso la sconfitta per raggiungere il trionfo. Mazeppa diventa, così, per il compositore ungherese, il simbolo dell’artista che trascinato dal proprio genio, attraverso atroci sofferenze, riesce, infine, a sognare e diventare poeta. Forse, un ritratto, uno specchio di sé stesso in una figura storica, quasi mitica, contesa da tutte le arti, interpretata in varie epoche storiche, da musicisti, letterati, pittori e registi cinematografici.

 

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