La voce di Venice Classic Radio. Intervista a Massimo Lombardi.

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di Sebastiana Ierna

Venice Classic Radio, nata nel luglio 2008, è oggi una delle eccellenze internazionali nel campo delle web radio dedicate alla musica classica: la sua programmazione spazia dal Rinascimento al Novecento, raggiungendo ogni giorno migliaia di ascoltatori in tutto il pianeta. Il 55enne Massimo Lombardi, milanese di nascita e vicentino d’adozione, laureato in Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni, ne è il fondatore: da 15 anni si occupa di registrazioni digitali, trasmissioni audio e video in streaming, dedicandosi alla programmazione e al settore ricerca e sviluppo tecnologico. A Cremona Musica International Exhibitions and Festival è ormai presenza fissa con l’emittente ufficiale VCR Live, per raccontare in diretta i protagonisti e gli eventi della kermesse, seguita da un folto pubblico di amatori e professionisti.

 

 

Da 35 anni ha una profonda passione per la radio. Come nasce questo interesse?

Galeotto fu un rudimentale gioco elettronico, regalatomi verso i 12/13 anni, con cui creai un trasmettitore molto semplice, che mi permettesse di ascoltare la mia voce in due stanze adiacenti della casa. L’emozione fu tale che iniziai a costruirne altri più potenti, andando sempre più a fondo nella materia. Ne ricordo in particolare uno che riusciva a coprire l’intera città di Vicenza, quando si avevano a disposizione le frequenze in FM. A 17 anni sono entrato a far parte di un ente radiofonico regionale con sede nella mia provincia e, terminata questa esperienza lavorativa, ho iniziato a occuparmi di registrazioni digitali.

 

Ha imparato quindi il mestiere sul campo…

La pratica è stata la mia maestra di vita. Avevo delle attrezzature piuttosto arcaiche, e registravo in maniera amatoriale i concerti di musica classica e jazz per il Teatro Olimpico vicentino, in collaborazione con un amico. Il risultato del nostro lavoro era destinato agli archivi del teatro stesso.

 

E l’idea di un suo progetto radiofonico da cosa deriva?

Dal suggerimento di creare un canale di musica classica online, che decisi di avviare con l’introduzione dell’ADSL (la linea asimmetrica di collegamento digitale, che consentiva una connessione 24h su 24 di una certa qualità). Il progetto si articolava in tre canali, Radio Onda 1, 2 e My Wave: il primo trattava di musica pop, il secondo di classica, e il terzo era per i podcast. Ma prima ancora avevo concepito un’emittente sperimentale, che avesse un nome internazionale, visto che a quel tempo la radio via internet era ascoltata principalmente all’estero e in particolare negli Stati Uniti: ho pensato così alla città di Venezia, simbolo italiano per eccellenza, per di più situata nella mia regione.

 

Le basi del suo progetto, dunque.

Esatto. È nata così Venice Classic Radio che, visto l’interesse sempre crescente, ha proseguito come progetto a sé stante accanto a Radio Onda 1 e My Wave: quest’anno festeggia il suo 15esimo anniversario con un buon seguito di ascoltatori. Sognavo che un giorno potessero esserci dei cellulari con la possibilità di ascoltare la radio, ma non avrei mai potuto immaginare gli smartphone che attualmente sono in mercato.

 

L’amore per la musica classica da chi le è stato trasmesso?

 

Devo ringraziare la mia famiglia. Mio padre portò un giorno a casa un robusto apparecchio e una pila di dischi da 33 giri. Le 9 Sinfonie di Beethoven, dirette da Herbert von Karajan, e le Quattro Stagioni di Vivaldi mi hanno subito affascinato. Da piccolo ho studiato il violino per tre anni. Lavorando con i musicisti ho imparato tanto, e grazie alle registrazioni mi sono appassionato ancor di più.

 

 

Quanto è importante la voce in una trasmissione radiofonica?

Fondamentale. Quando si ascolta un programma, si cerca d’immaginare chi c’è dall’altra parte: il timbro e le sfumature di chi parla, il modo in cui lo fa, il volume che varia in base ai contesti, accompagnati da effetti sonori creati artigianalmente in studio… Un vero mondo sonoro che si apre all’ascoltatore.

 

 

Da quanto tempo collabora con Cremona Musica?

Da 5/6 anni. Sono stato invitato da Roberto Prosseda, coordinatore artistico della manifestazione, in occasione della registrazione di un suo concerto dal vivo a Venezia per la radio. Durante la mia permanenza in fiera ho uno studio mobile esterno, in cui poter dare voce in diretta ai partecipanti: omai si può considerare un punto di riferimento e un luogo di ritrovo per tutti gli amanti del settore. Da alcuni anni mi avvalgo anche del supporto esterno di giovani artisti, appassionati alla conduzione radiofonica.

 

Ricorda momenti particolari legati all’esperienza cremonese?

Posso dire che è una piacevole maratona [ride]. Da quando preparo la mia postazione fino al termine dell’ultima giornata, non ho molta possibilità di muovermi. Conoscere numerosi musicisti e colleghi di radio estere con cui poter scambiare idee e opinioni è molto formativo. Inoltre rievoco con immensa gioia l’incontro con la clavicembalista Emilia Fadini, scomparsa due anni fa, e l’intervista a Ezio Bosso, prima della sua dipartita nel 2020. Esperienze che lasciano un segno indelebile.

 

In un’era sempre più rivolta al digitale, come vede il futuro della radio?

La nascita dei canali privati, le loro evoluzioni e internet sono parte dei miei esordi professionali: posso considerarmi uno dei pionieri in materia. Inoltre i social network si sposano perfettamente con questo contesto. Gli ascoltatori possono dare i loro feedback e dialogare con i conduttori in tempo reale. I principali concorrenti sono i portali come Spotify, che propongono playlist, ponendosi come sistema molto potente e allo stesso tempo asettico. La radio a sua favore ha l’aspetto umano: ha un’anima e una persona che compone una scaletta, eseguendo una ricerca di brani. La sfida più grande è far appassionare i giovani.

 

Quali strategie adottare?

Analizzare accuratamente ciò che può essere e non può essere offerto dai vari portali, e quindi scegliere dei brani accattivanti per l’ascoltatore, fare un’analisi sui compositori meno noti e proporli, trasmettere i concerti dal vivo e offrire nuovi palinsesti.

 

Su quali canali si può ascoltare Venice Classic Radio?

Quello storico si chiama VCR Auditorium, ed è una sequenza di musica senza parlato, rivolto al pubblico di tutto il mondo. 15 anni fa abbiamo inventato un player con tante informazioni, riguardanti compositore, titolo, movimento, esecutori, edizioni, copertina del disco e link per acquistarlo. Attualmente questo canale e un secondo, VCR Live, usato per raccontare Cremona Musica e che sta muovendo i primi passi quest’anno, totalizzano più di 330mila ascoltatori unici in un mese, che a loro volta generano più o meno 4 milioni di riproduzioni. Un’altra novità è il portale VCR à la carte, che tratta i podcast con contenuti audio e video. L’intenzione è di estenderci verso il Digital Audio Broadcasting.

 

 

Quanto è importante il lavoro di gruppo nel suo campo?

La cooperazione di persone che aiutano a portare avanti il lavoro da svolgere è basilare. L’entusiasmo, la passione, la curiosità e la voglia d’imparare sono i pilastri portanti per un futuro sempre più ricco. Fare radio significa saper lavorare di squadra, e l’esperienza cremonese ne è stata la perfetta dimostrazione!

 

© Tutti i diritti riservati in collaborazione con Cremona Musica.

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