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Preludio e Fuga BWV 846 dal “Clavicembalo ben temperato” di Johann Sebastian Bach.

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di Smeralda Nunnari

«I preludi e le fughe del Clavicembalo ben temperato sono il Vecchio Testamento, le sonate di Beethoven il Nuovo Testamento dei pianisti»

(Hans von Bülow)

A metà dell’Ottocento, Hans von Bülow, direttore d’orchestra, pianista e compositore tedesco, descrive Il clavicembalo ben temperato come l’Antico Testamento della musica per strumento a tastiera. Il Nuovo Testamento, rappresentato dal corpus delle trentadue Sonate per pianoforte di Beethoven, ne è la prosecuzione naturale, il risultato storico, l’evoluzione del cammino musicale. Le differenze tra questi due monumenti musicali sono utili per restituire all’opera di Bach il suo autentico valore storico e ridimensionare l’idea consolidata per cui la vicenda della musica sarebbe animata dal motore unitario di un progresso, di un’evoluzione continua che avrebbe attraversato, dopo Bach, la crisi, nel periodo tardoromantico della tonalità e il trionfo della musica atonale con le avanguardie novecentesche.

Il Preludio n. 1 dal primo libro del Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach è uno dei brani più celebri di tutta la storia della musica. Il preludio apre l’opera, che si articola in due libri: il primo, scritto nel 1722, durante la sua permanenza a Köthen; il secondo, ventidue anni dopo, nel 1744, quando il compositore risiede stabilmente a Lipsia.

Ciascun libro contiene 24 coppie di brani, ognuna delle quali consiste in un preludio e una fuga nella medesima tonalità. La prima coppia è in do maggiore, la seconda in do minore, la terza in do diesis maggiore, la quarta in do diesis minore. Lo schema prosegue così, rispettando la scala cromatica, fino al completamento di tutte le dodici tonalità, nei modi maggiori e minori. Un’architettura meravigliosa, costruita «per utilità ed uso della gioventù musicale avida di apprendere, come pure per particolare diletto di coloro che sono già abili in quest’arte», che è divenuta una roccaforte della letteratura, oltre che clavicembalistica, anche pianistica.

L’opera testimonia il sostegno di Bach al passaggio dall’armonia naturale, arcaica del sistema pitagorico a quello temperamento equabile, codificato alla fine del Seicento dall’organista e teorico musicale Andreas Werckmeister, che suddivide l’ottava in dodici semitoni uguali, temperando artificialmente gli intervalli più piccoli, per creare su base matematica un sistema di riferimento universale per l’accordatura dei vari strumenti, l’intonazione e le strutture del discorso armonico. Bach conferisce per primo dignità normativa a questa invenzione, grazie all’architettura della sua composizione.

L’indagine musicale, avviata, in do maggiore, dal primo preludio, ha il carattere di un’improvvisazione. Una struttura molto semplice, che si basa fortemente sull’armonia e potrebbe sembrare una sorta di accompagnamento arpeggiato. Racchiude in sé una segreta inspiegabile magia e costituisce un’introduzione a ciò che verrà esplorato successivamente. La fuga segue invece in modo articolato, nella stessa tonalità, svolgendosi in una serie di simmetrie e regole di grande complessità.

Alcuni studi specialistici considerano i preludi solo come un’introduzione alla fuga, un luogo deputato alla preparazione del soggetto della fuga. Ma in questo modo non si rende giustizia al Clavicembalo ben temperato. I preludi meritano la stessa attenzione delle fughe, non solo, alcuni di essi superano addirittura le fughe per importanza e valore intrinseco. Preludi e fughe rappresentano due metodi diversi per esplorare uno stesso campo armonico. È la tonalità, infatti, a dare di volta in volta carattere unitario alla successione dei due pannelli del dittico.

In questo primo brano del Clavicembalo ben temperato si riscontra tutto il fascino di ciò che inizia a venire alla luce, un preludio carico di presagi, formato da trentasei battute costituite su un disegno unico: un breve arpeggio con la ripetizione delle ultime tre note. Il giro armonico, assai semplice, è arricchito da ritardi. Più che di una vera e propria linea melodica, si può parlare di una melodia di accordi, con una sonorità molto dolce.

Ciò che il preludio lascia intravedere, come al di là di un velo, si mostra apertamente nella fuga che mantiene quanto promesso prima. Wilhelm Wercker fa notare che la linea melodica, formata all’inizio dalle note acute richiama chiaramente il soggetto della fuga e il compositore austriaco Johann Nepomuk David precisa che nel preludio, nonostante l’impianto in do maggiore e l’assenza di modulazioni, sono contenuti sparsi qua e là tutti i dodici semitoni, quasi Bach volesse dare l’annuncio del cammino attraverso i dodici suoni della scala nel Clavicembalo ben temperato.

La Fuga, costituita da ventisei battute, è una fuga reale a quattro voci. La forma non corrisponde a quella della fuga scolastica ma mostra un susseguirsi di stretti, senza riesposizioni nelle varie tonalità e senza divertimenti. Le entrate in stretto sono esposte in modo variatissimo. Il carattere del pezzo è di una rigorosa maestosità.

Il soggetto è formato da quattordici note. Friedrich Smend mette in evidenza che le lettere del nome Bach, tradotte in cifre danno sommate il numero quattordici. Bach, quindi, come i maestri delle corporazioni edili medievali, avrebbe nascosto il proprio nome. Werker, rileva, inoltre, che le entrate del soggetto sono ventiquattro. Un’allusione nascosta e significativa al circolo delle ventiquattro tonalità caratterizzanti il percorso del Clavicembalo ben temperato.

Un ulteriore elemento cifrato è riscontrabile nell’intero pezzo che conta 549 note che sommate alle 734 della fuga danno 1283. Un numero che per la scienza teologica della Ghematria cela sempre il nome del sommo musicista: 1.2.8.3 = A.B.H.C = BACH.

Tale preludio, nella linearità della sua struttura, si presta da sempre a suggestioni e interpretazioni diverse. Charles Gounod, trova ispirazione nelle note più acute della mano destra, per pensare la melodia della sua celebre Ave Maria, impiegando il preludio, come sottofondo. Rendendolo, così, ancora più famoso. Inoltre, è utilizzato nel cinema, negli spot pubblicitari, proprio per la sua versatilità.

L’architettura di quest’opera di Bach è diventata un canone del linguaggio musicale moderno e un’icona della letteratura musicale, ripresa successivamente da una serie di autori, da Chopin a Sostakovic.

Johann Wolfgang von Goethe a Carl Friedrich Zelter, il 21 Giugno 1827, dopo aver ascoltato brani del Clavicembalo ben temperato suonati per lui dall’organista von Berka, scrive: «… fu laggiù che, in perfetta tranquillità d’animo e privo d’ogni esterna distrazione, mi feci un’idea del Vostro grande maestro. Le diedi espressione: era come se l’armonia eterna si compiacesse di se stessa, come forse accadeva in seno a Dio poco prima della creazione del mondo. Anche il mio animo n’era intimamente invaso e commosso, ed era come se più non possedessi né più mi servissero orecchi, né tantomeno occhi, né alcun altro dei miei sensi.»

 

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