Questa cosa non mi riesce e non mi riuscirà mai!

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Quante volte avete detto o sentito la frase “Questa cosa non mi riesce e non mi riuscirà mai!”, magari in fase di studio di uno strumento o in altri ambiti della vita? Io tante volte, troppe! Per questo, collegandomi ai precedenti articoli, vorrei giustificare la risposta che nasce dentro di me quando sento tale ragionamento, ovvero “Oh venvia!”, magari facendo anche un movimento con la mano che simula una sberla lenta in aria.

Nella vita dovrebbe esserci giusto spazio sia per il tempo che per l’errore. Il tempo, nostro grande nemico, potrebbe essere alleato se scomponessimo in traguardi più piccoli il processo di apprendimento, “oggi imparo questo e non mi alzo finché non ne sono capace, domani imparo l’altro e cosi via”. L’errore è quella cosa che ci fa sentire sempre in difetto, poco adatti e mai adeguati. Quante volte inizio un pezzo, sbaglio, e smetto di suonare? Dovremmo dare la giusta dignità e importanza all’errore e non considerarlo come il mostro da evitare ma il supporto che illumina, senza giudizio, il passaggio in cui siamo deboli, così da rifarlo anche ottanta volte se necessario. L’errore perciò dovrebbe essere visto come la possibilità di trovare giovamento poiché sempre migliorabile e superabile!

Secondo Thorndike, studioso amico della combriccola di Skinner e Pavlov, l’apprendimento avviene, appunto, per forza attraverso prove ed errori. Il processo si delinea sulla “Legge dell’Effetto, per cui la connessione tra uno stimolo e una risposta diventa attrattiva, quando la risposta ha come effetto una conseguenza piacevole o positiva (per cui il soggetto tende a ripetere il comportamento) e avversiva, quando la risposta ha invece come effetto una conseguenza sgradevole o negativa (per cui il soggetto tende ad abbandonarlo)”.

Leggendo questo potreste anche nominarmi “Maestro dell’ovvio, Gran Visir del banale”, in risposta vi direi che la concezione del tempo e/o dell’errore nel processo di apprendimento è sì ovvia e banale, ma tanto da essere tagliente come una lama e mai essere presa nel modo giusto.

Adesso capisco quando mi dicevano “se sbagli non ti fermare, vai avanti con faccia tosta e continua il pezzo” perché, in un certo qual modo, tale suggerimento corrisponde al mio “Oh venvia!”.

 

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