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Signum Saxophone Quartet – Echoes

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di Ruben Marzà

La storia di una connessione emotiva attraverso il tempo e lo spazio; un percorso musicale che abbraccia i secoli e gli stili, ed è tuttavia capace di riflettere una condizione umana universale e di farsi eco del nostro tempo – diventando così, paradossalmente, senza tempo.

Così ci viene presentato Echoes dai suoi stessi protagonisti, già a partire dalle ricche note di copertina: proprio dal leggendario brano omonimo dei Pink Floyd nasce l’ispirazione per un vero e proprio concept album, capace malgrado l’eterogeneità dei contenuti di veicolare un’idea musicale unitaria e coerente. Per quanto il fil rouge attraversi certamente anche la scelta del repertorio, ancora più importante è l’atmosfera, la tonalità che Echoes riesce a evocare nel corso dell’ascolto.

Il Signum Saxophone Quartet non ha bisogno di grandi presentazioni: ensemble internazionale (due sloveni, un armeno e un italiano), nato a Colonia nel 2006, tra i quartetti di sax di maggior successo sulla scena mondiale, si è esibito nelle più prestigiose sale da concerto d’Europa e alla Carnegie Hall di New York; dopo Debut (2011) e Balkanication (2014), Echoes (2021) è il primo album a uscire per la storica Deutsche Grammophon.

Con l’unica eccezione di Sarajevo, tassello dolorosamente meditativo del noto ciclo Ciudades di Guillermo Lago, la tracklist è composta unicamente da trascrizioni assai diverse per epoca, stile e organico: dalla rivisitazione bachiana di Peter Gregson al lamento vocale di John Dowland, dal respiro orchestrale di Albinoni a quello corale di Pēteris Vasks, tutto trova un delicato luogo d’incontro nel suono dei quattro sax. A tal proposito, occorre rilevare come il “peso” dell’arrangiamento non venga minimamente avvertito come forzatura o snaturamento dell’idea musicale originale – sia che si parli di una traduzione saxofonistica già collaudata (Mishima di Philip Glass, già inciso nel 2004 dall’Amstel Quartet), sia che si tratti di composizioni meno conosciute (come Ab Ovo di Joep Beving, che potrebbe tranquillamente passare per un brano del repertorio originale).

Notevoli le collaborazioni (pratica ormai collaudata nel percorso artistico del quartetto): particolarmente toccanti quella con il soprano britannico Grace Davidson per il Pie Jesu dal Requiem di Fauré e quella con la violoncellista israeliana Hila Karni per On the Nature of Daylight, che nella sua semplicità rappresenta forse il vertice emotivo del disco. Nata come brano strumentale autonomo, ma poi utilizzata in numerose colonne sonore (tra cui quella dello splendido Arrival del 2016), la composizione di Max Richter vede dilatarsi e polarizzarsi la formazione con l’aggiunta del violoncello e di un secondo sax soprano al posto del contralto, in un intenso e commovente viaggio alla ricerca di un equilibrio tra acuto e grave, tra luce e oscurità.

Echoes è un disco che rifugge dal fascino a buon mercato del virtuosismo e della velocità per cercare un proprio ritmo e un proprio suono, un’identità che si costruisce lentamente ma profondamente, ascolto dopo ascolto: c’è una sorta di modestia anche nei timbri degli stessi saxofoni, strumenti che siamo abituati a percepire nella loro ruvida corporeità e che qui invece sembrano indugiare sulla soglia del suono, immersi in un’eco vaga e soffusa.

Un album paradossalmente coraggioso, proprio per la sua apparente semplicità e per la sua voluta, serena lentezza: lentezza che non significa freddezza o assenza di movimento, ma ampiezza del respiro e dello sguardo, invito alla fatica della comprensione e della profondità.

 

 

 

Signum Saxophone Quartet

 

Blaž Kemperle – soprano saxophone

Hayrapet Arakelyan – alto saxophone

Alan Lužar – tenor saxophone

Guerino Bellarosa – baritone saxophone

 

Grace Davidson – soprano in Pie Jesu

Hila Karni – violoncello in On the Nature of Daylight e Trauermusik

 

 

Tracklist:

 

John Dowland – Lachrimae Antiquae (arr. Knoth)

Max Richter – On the Nature of Daylight

Philip Glass – String Quartet No. 3 “Mishima” – I. 1957: Award Montage

Gabriel Fauré – Requiem op. 48 – IV. Pie Jesu (arr. Knoth)

Peter Gregson – 4.2 Allemande

Joep Beving – Ab Ovo (arr. Knoth)

Tommaso Albinoni – Adagio in G Minor

Paul Hindemith – Trauermusik: IV. Choral

Pēteris Vasks – Songs of Love: IV. Then Time Stopped

Guillermo Lago – Ciudades: Sarajevo (Bosnia and Herzegovina)

 

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