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Due parole con “gli imperdibili”. Giovani talenti si raccontano

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di Stefano Teani

Ha inizio oggi il progetto “Gli imperdibili”, ideato da Roberto Prosseda e Maurizio Baglini. Nella sala Guarneri di Cremona Musica 2021, interamente dedicata ai magnifici pianoforti Fazioli, si sono esibiti due giovani pianisti, Andrea Mariani e Lucrezia Liberali, definiti dai loro maestri appunto “imperdibili”. Si tratta di interpreti ancora studenti ma già maturi e artisticamente validi che meritano di essere “lanciati” in maniera alternativa rispetto ai soliti concorsi. Alla fine del concerto abbiamo avuto modo di parlare con loro per fare poche brevi domande, alcune anche un po’ scomode. Ecco il loro punto di vista.

 

Cara Lucrezia, come ti sei trovata a suonare questo strumento messo a disposizione da Fazioli?

Suonare su questi pianoforti è sempre un piacere. Grazie alla qualità di questi strumenti è possibile esprimersi al meglio e sentirsi a proprio agio, per dirla in due parole suonare qui significa stare bene.

 

E tu, Andrea, ti sei trovato altrettanto bene?

Benissimo, anche perché ho avuto circa cinque minuti per provare soltanto l’inizio dei brani mezz’ora prima del concerto ed è bastato. Quando un pianoforte ha bisogno di così poco tempo per essere conosciuto e apprezzato significa che è un ottimo strumento e questo è fonte di grande piacere e soddisfazione per qualsiasi pianista. 

 

Tornando a Lucrezia, qual è secondo te la qualità fondamentale che un pianista deve avere?

Una domanda difficile! Sono molte le caratteristiche che mi vengono in mente. Indubbiamente per un pianista, come per ogni artista in generale, l’obiettivo è esprimere se stessi. Ovviamente molto dipende anche dalla musica e lo stile degli autori che ci troviamo ad affrontare, inoltre avere uno strumento come il Fazioli che consente di sentirsi a proprio agio aiuta. Credo che questo sia lo scopo che tutti ci prefiggiamo, di stare bene cercando di esprimere noi stessi.

 

Secondo Andrea invece?

Per me è importante abituarsi a pensare in maniera complessa. Le due mani quando si suona fanno cose diverse ma vanno nella stessa direzione, tendono verso un unico obiettivo. Questo secondo me vale nel piccolo quanto nel grande, all’interno di un brano ma anche di un concerto intero, che deve essere un unico messaggio. Ecco che il pianista deve riuscire ad esprimere questo pensiero, maturato mediante studio e ricerca.

 

E per quanto riguarda il difetto che ritieni più comune nei pianisti, Lucrezia?

Forse la risposta è simile alla precedente. La volontà di esprimere può sfociare in un’eccessiva dimostrazione di qualche cosa, un’ostentazione di tecnica o di altro che non giova alla musica. Chiaramente la tecnica e lo studio esistono proprio per tentare di bilanciare questi ingredienti che vogliamo inserire nell’opera d’arte che approcciamo, anche se non sempre risulta facile.

 

Andrea come la vedi?

Anche secondo me è legato al punto precedente ma nel mio caso in senso inverso, intendo dire che mi sono reso conto che forse mi mancava una missione, il motivo per cui faccio il pianista. Quello che conta è ciò che lega tutta l’esecuzione e il percorso dell’artista, avere qualcosa da dire, avere un’urgenza di comunicare.

 

Parlaci dei tuoi progetti futuri, che cosa hai in programma?

Sto continuando col mio percorso di studi e di ricerca, come abbiamo accennato poco fa, e ho cominciato una collaborazione di musica da camera che reputo molto importante per la mia formazione. Sto cercando di ampliare il mio bagaglio tecnico e di esperienza e ritengo che sia più ricco e più bello se condiviso con altri artisti.

 

E tu Andrea? Idee, progetti, ambizioni?

Al momento studio in Conservatorio a Rovigo e mi capita di fare moltissima musica da camera, mi rendo conto che questo mi arricchisce enormemente, per questo cerco di allargare le mie prospettive sempre più. Per quanto riguarda strettamente il pianoforte, nei prossimi mesi inciderò un disco per Brilliant Classic gli Studi sul Trillo di Omizzolo, compositore padovano molto interessante che sono contendo di aiutare a riscoprire.

 

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