Guastavino: Song Cycles ||| Letizia Calandra, soprano – Marcos Madrigal, pianoforte

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di Salvatore Sclafani

Le canciones per voce e pianoforte occupano uno spazio importante nella produzione di Carlos Guastavino (1912-2000). Compositore argentino legato alle estetiche post-romantiche in un’epoca che vede nascere diverse avanguardie musicali, Guastavino si distingue per un linguaggio caratterizzato da una spontanea bellezza melodica. Le sue opere vocali da camera testimoniano una sensibile ricerca di adesione della musica alla parola lirica. La linea del canto è concepita a servizio del verso tramite il ricorso frequente ad una struttura sillabica : sovente, ad ogni nota corrisponde una sillaba, con grande vantaggio per la chiarezza di pronuncia del testo poetico e la sua fruizione da parte dell’ascoltatore. Nel CD Carlos Guastavino: Song Cycles, prodotto dall’etichetta discografica olandese Brilliant Classics, il soprano Letizia Calandra e il pianista Marcos Madrigal propongono una selezione di brani fra i più significativi del repertorio vocale di Guastavino : i cicli Flores Argentinas (1969), con testi del poeta argentino León Benarós, e Siete Canciones sobre Poesías de Rafael Alberti (1946), basate su poesie dello spagnolo Rafael Alberti, cui si aggiungono quattro canciones. Fra queste, spicca la celeberrima Se equivocó la paloma.

Flores Argentinas, ciclo difficilmente reperibile sul mercato discografico come opera completa e inciso in questo disco nella sua versione integrale, presenta una forte connotazione autoctona: i versi di Benarós ritraggono l’universo floreale tipico dell’Argentina, sostenuti da una scrittura musicale che allude frequentemente a ritmi e danze del folclore locale. Ad esempio, nella parte pianistica della prima canción del ciclo, Cortadera plumerito, è possibile percepire un frequente ricorso alla sequenza ritmica di una milonga campera, canzone della tradizione argentina; in Campanilla ¿a dónde vas?, la sovrapposizione fra le linee del canto e del pianoforte provoca un’oscillazione costante fra il 3/4 e il 6/8, aspetto ricorrente nella musica folclorica e riscontrabile anche nel brano seguente, Aromita, flor de tusca, che sembra ispirarsi a un ritmo di chacarera, danza argentina rurale.

Rispetto al suono argentino del verso di Benarós, in Siete Canciones sobre Poesías de Rafael Alberti, il mondo poetico di Alberti (con il quale il pianista sembra avere un rapporto privilegiato, visto il loro comune destino: il poeta ha vissuto a lungo a Roma, città in cui Madrigal risiede attualmente) esprime una dimensione più ermetica della lingua castigliana. Ciò si traduce musicalmente nella ricerca di colori che sembrano assecondare l’ambiguità dei versi per mezzo di un cromatismo più elaborato. Il linguaggio di Siete Canciones dà vita a un mondo criptico, meno accessibile rispetto all’intenzione descrittiva presente in Flores, e a uno spazio sonoro più enigmatico e complesso nelle sue strutture armoniche, che contrasta con il ciclo precedente.

Tra le altre canciones presenti nel disco e non appartenenti ai due cicli, è da sottolineare il lirismo accorato de La rosa y el sauce per la sua natura quasi operistica, a tratti divergente dai toni più misurati e intimisti della maggior parte dei brani inclusi nel disco, e la sensibilità popolaresca de El sampedrino, costruita come una sorta di canzone folclorica in cui la parte pianistica agisce in costante sostegno del movimento più libero e rapsodico della voce.

In Carlos Guastavino: Song Cycles è notevole la ricerca stilistica di Letizia Calandra nell’impostazione vocale. Rispettosa del testo e attenta a sottolineare la specificità cameristica dei pezzi, Calandra offre una bella versatilità di timbri e sfumature. La sua interpretazione rende omaggio al contenuto poetico attraverso una dizione chiara e scandita, che permette al verso di essere chiaramente udibile nel dettaglio. D’altronde, la qualità della pronuncia dei testi in spagnolo testimonia uno studio accurato delle canciones sin dalle loro specificità fonetiche. Inoltre, l’espressività della voce del soprano nell’articolazione sonora è tale da rendere comunicativa la parola sin dal suo significante, ancor prima del significato. Ciò è ulteriormente supportato da una certa facilità nella recitazione, in particolare in Flores Argentinas, in cui Calandra restituisce a chi ascolta un mondo floreale animato e lussureggiante.

La solida tecnica strumentale di Marcos Madrigal si esprime pienamente in una ricca tavolozza di colori e mostra una particolare sensibilità nell’intesa con il canto, sia in brani in cui il pianoforte esercita essenzialmente un ruolo di sostegno alla linea vocale, sia in canciones in cui lo strumento è pienamente inserito in un dialogo cameristico. Madrigal è pianista fine e consapevole della scrittura guastaviniana, messa in luce attraverso un’attenzione rigorosa alla parte vocale e un approccio estremamente rispettoso del testo musicale. L’intensità lirica di ogni canción è ottenuta per mezzo di una costante ricerca di orizzontalità nel fraseggio, impreziosita da un certo gusto per l’effetto sonoro: è il caso de Las achiras coloradas, settimo brano del ciclo Flores Argentinas, in cui Madrigal ricorre a un suono fluido e trasparente che sembra imitare le timbriche e i modi di produzione sonora della chitarra, strumento spesso evocato e stilizzato nelle opere dei compositori argentini, dato il suo profondo valore simbolico nell’immaginario culturale del Paese.

Un’ulteriore nota di merito riguarda la qualità della registrazione, chiara e nitida, che consente di apprezzare il bell’equilibrio dei volumi tra voce e pianoforte. Ciò testimonia la cura particolare del duo nelle scelte relative al sistema di amplificazione, disposto in modo da creare una dimensione sonora capace di suscitare un contatto efficace e intenso fra l’anima degli artisti e le anime del pubblico.

 

Guastavino: Song Cycles si presenta dunque come un lavoro autorevole su un repertorio di alto valore artistico, ma forse non ancora del tutto familiare al pubblico italiano ed europeo. Il disco di Letizia Calandra e Marcos Madrigal offre all’ascoltatore curioso ed esigente un’iniziazione di alto livello al linguaggio di Carlos Guastavino ed è probabilmente destinato a diventare un must della produzione discografica attuale dedicata al compositore argentino. La commistione fra una scrittura post-romantica e le reminiscenze della musica folclorica argentina trovano una fortunata sintesi nel repertorio guastaviniano, che gli interpreti valorizzano grazie ad un’attenzione sistematica agli aspetti ritmico-agogici presenti nel testo, poetico e musicale, e a un lavoro accurato sul colore sonoro, il fraseggio e la fusione timbrica fra la voce e il pianoforte.

 

Nota alla presente critica :

Non sempre gli studi su Carlos Guastavino sono di facile reperimento in Europa. Pertanto, desidero ringraziare la Professoressa Nancy Roldán, pianista, già docente del Peabody Conservatory of the John Hopkins University (USA), fondatrice del collettivo Sonus Guastavino e fra i massimi esperti del repertorio guastaviniano, per avermi messo a disposizione del materiale unico e prezioso, la cui consultazione è stata fondamentale per la scrittura di questa recension

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