Il “nostro” Brahms. Intervista al duo Yulia Berinskaya-Alessandra Ammara.

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di Ruben Marzà

Galeotto fu l’anno brahmsiano. Nel 2023, in occasione dei 190 anni dalla nascita del grande compositore tedesco, fra i numerosi progetti nati per rendere omaggio alla sua opera c’è anche quello del duo composto dalla pianista fiorentina Alessandra Ammara e dalla violinista russa (ma ormai italiana d’adozione) Yulia Berinskaya. Una nuova realtà cameristica che si nutre della vitalità e dell’esperienza di due soliste affermate, e che le ha già viste protagoniste di concerti in tutta Italia. A Cremona Musica International Exhibitions and Festival presenteranno il loro primo disco in duo, registrato per Da Vinci Classics e dedicato alle composizioni di Johannes Brahms per violino e pianoforte.

La domanda di rito: come vi siete conosciute e com’è nata l’idea di questo duo?

Alessandra Ammara: Tutto è successo in occasione dell’anno brahmsiano, quando Yulia ha avuto l’opportunità di registrare le Sonate per violino e pianoforte. Da anni covavo il desiderio di dedicarmi a questo repertorio, in attesa del giusto partner; quando è arrivata la proposta di Yulia l’ho colta al volo, sono andata a trovarla, è bastato suonare due note insieme… ed era fatta!

Yulia Berinskaya: Mi piace ricordare che dobbiamo la nascita di questo progetto alla casa discografica Da Vinci, alla professionalità di Edmondo Filippini e Gabriele Zanetti. Un ringraziamento doveroso anche alla Yamaha Bösendorfer per averci messo a disposizione un pianoforte magnifico – senza dimenticare la disponibilità e competenza del tecnico Gian Piero Terravazzi.

 

Brahms era già un autore importante nel vostro repertorio individuale: lo avete subito sentito affine anche alla vostra idea di duo?

AA: Assolutamente sì. Per quanto riguarda la musica da camera l’opera di Brahms è inarrivabile, non c’è musicista che prima o poi non ci si voglia immergere. Dal punto di vista pianistico può essere più o meno congeniale alle caratteristiche di ognuno, ma è innegabile la sua capacità di colpirti in profondità come pochi altri.

YB: Il nostro progetto si sta di fatto configurando come una sorta di “ricognizione” a 360 gradi intorno alla figura di Brahms, alla scena musicale del suo tempo e ai suoi protagonisti. Il disco in uscita include le tre sonate brahmsiane, ma ci siamo dedicate con particolare interesse anche alla Sonata F.A.E., una composizione collettiva dedicata al violinista Joseph Joachim a cui hanno collaborato, oltre a Brahms, anche Schumann e il suo allievo Albert Dietrich.

 

Un lavoro che sembra mettere in discussione uno dei caratteri fondamentali della musica classica, ovvero l’idea di autorialità, di espressione individuale.

AA: Una composizione davvero peculiare, sì. Credo siano pochissime, nella storia, le collaborazioni di questo tipo che abbiano dato frutti di tale livello e qualità.

YB: Pare che fosse compito del dedicatario, Joachim, indovinare l’autore di ciascun movimento. Ma al di là degli aneddoti, il nome stesso dell’opera ha un significato profondo: F.A.E., oltre a indicare (più banalmente) la sequenza di note che sta alla base dell’opera (Fa-La-Mi), è anche un acronimo per l’espressione Frei aber Einsam – in tedesco, “Libero ma solo”. Tutto questo contribuisce a collocare la Sonata nel suo tempo, in un romanticismo dalle radici goethiane…

 

Ci spieghi meglio.

YB: Non ci sono prove documentate, ma l’espressione Frei aber Einsam rimanda a una certa visione del mondo, a un’idea romantica dell’artista che trova piena espressione nell’opera di Goethe – pensiamo solo al Faust. È un concetto in cui mi rispecchio molto anche a livello personale, credo che esprima bene ciò che contraddistingue la vita di un’artista: quando hai la capacità e il coraggio di dire qualcosa di veramente tuo, non puoi piacere a tutti, è inevitabile. Ogni artista è quindi, in un certo senso, solo.

 

Un evento come Cremona Musica sembra rappresentare la migliore via d’uscita alla solitudine dell’artista. Come vivrete questa opportunità?

AA: Si tratta di un’occasione molto importante: Cremona diventa, per quattro giorni, l’ombelico del mondo, difficilmente si trovano contesti di pari livello sulla scena internazionale. Un’opportunità da cogliere al volo per chiunque si occupi di musica.

YB: Aggiungerei che si tratta di un contesto ideale in cui instaurare un dialogo diretto con gli operatori del settore. Per quanto riguarda il nostro disco, non c’è forse un solo violinista al mondo che non abbia la sua idea sulle sonate di Brahms: la nostra non è una proposta innovativa o ricercata, è un grande classico intorno al quale si possono creare interessanti scambi di opinioni e prospettive.

 

Potete descriverci in due parole il “vostro” Brahms?

AA: Ci siamo trovate subito d’accordo nel non voler ricercare l’originalità a tutti i costi: cerchiamo la verità, quello che la musica ci dice, senza tanti artifici. Autenticità, è stata questa la nostra parola d’ordine.

YB: Nel nostro Brahms c’è una vita. Abbiamo entrambe una lunga esperienza alle spalle, una vita di ricerca artistica e musicale… e anche una vita da donna, aggiungerei. Alla lunga, ciò che conta – nella musica come in ogni altro ambito – è lo spessore, ciò che rimane. Perché quello che stupisce facilmente potrebbe non avere alcuno spessore, come un fulmine brillante ma effimero.

 

In attesa della kermesse cremonese, quali sono i vostri impegni estivi?

AA: Il 27 luglio saremo al Salsomaggiore Summer Festival, poi il 22 settembre (subito prima di Cremona Musica) suoneremo a Milano per l’associazione Il Clavicembalo Verde.

YB: In autunno, invece, avremo un altro importante impegno milanese: il 9 novembre saremo al Teatro Lirico Giorgio Gaber per la nuovissima rassegna Musical Square. Vi aspettiamo!

 

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