Il ritorno di Santa Cecilia al Pucciniano

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di Stefano Teani

 

Un evento straordinario quello di martedì 28 luglio al 66º Festival Puccini di Torre del Lago. Dopo ben 79 anni, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ritorna al Pucciniano, diretta da Sir Antonio Pappano. La ragione di questa lunga assenza? “Forse perché nessuno ci ha invitato”, suggerisce ironicamente il presidente dell’Accademia di Santa Cecilia Michele dall’Ongaro nel suo breve discorso introduttivo. Una mancanza che la nuova direzione artistica ha subito individuato e colmato realizzando un concerto dal valore storico.

In programma due perle del repertorio sinfonico pucciniano, il Preludio Sinfonico e Crisantemi, seguite dalla quinta sinfonia di Beethoven. Fin dalle prime note, la qualità e la ricercatezza del suono espressi da ogni sezione evidenziano la grande maestria dei musicisti e il lavoro dettagliato compiuto dal direttore inglese. Egli infatti, si dimostra a proprio agio in un repertorio delicato come quello pucciniano, troppo spesso bistrattato da manierismi e tradizioni prive di senso. Al contrario, l’interpretazione proposta da Pappano nel tempio del Maestro lucchese si contraddistingue per un profondo attaccamento alle indicazioni della partitura, senza tuttavia perdere intensità e pathos.

Stesso approccio è stato applicato al capolavoro beethoveniano, ricco di nuances e di colori, passione e rigore nella forma e nel privilegiare tutti gli elementi tematici. Ogni frase o inciso principale era sempre in primo piano, permettendo all’ascoltatore di orientarsi nella trama contrappuntistica senza tutti quei piccoli vizi (come i crescendo/diminuendo non scritti) che ormai siamo così abituati ad aspettarci. Unico aspetto non perfettamente riuscito è l’amplificazione dell’orchestra che, in base posizione dell’ascoltatore in platea, cambiava drasticamente creando talvolta sgradevoli effetti di volume non bilanciato, con alcune sezioni sovrastate da altre in maniera del tutto sproporzionata. Come effetto generale, inoltre, se gli strumenti gravi erano molto presenti, tutti quelli acuti risultavano un po’ sacrificati, ovattando un po’ il colore generale dell’esecuzione.

Ovviamente si tratta di problemi piuttosto comuni in ambienti all’aperto, è comunque un notevole miglioramento rispetto alle precedenti edizioni del Festival, nelle quali l’amplificazione era stata completamente ignorata, impedendo al suono stesso di alcuni strumenti di raggiungere la platea (penso per esempio all’arpa, che quest’anno si è potuta ascoltare forse per la prima volta).

A conclusione, dopo scroscianti applausi ed entusiastiche ovazioni provenienti da tutta la platea, un ultimo omaggio è strato tributato a Puccini con l’esecuzione del celebre Intermezzo, tratto dalla Manon Lescaut. Interpretazione molto appassionata, con un accelerando centrale talmente frenetico da rischiare quasi di eccedere, portando i musicisti a dimostrare grande virtuosismo, in una delle pagine più difficili in assoluto per la tenuta dell’assieme. Ancora una volta grande soddisfazione del pubblico che applaude incessantemente fino a quando, con un ironico gesto del direttore che mima l’atto di coricarsi, la piacevole serata si conclude. Un trionfo, dunque, quello dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che speriamo non debba aspettare altri 79 anni per tornare a deliziare il pubblico di Torre del Lago.

 

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