Mondi riflessi al Bru Zane. Intenso e raffinato il Trio Zeliha, fra suggestioni d’Oriente e d’Occidente.

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di Giulia Vazzoler

Si avvia alla conclusione la stagione concertistica Mondi riflessi, che dal 23 settembre al 27 ottobre 2023 anima il Festival d’autunno del Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française di Venezia.

Un festival dalle tematiche quanto mai attuali, dedicato alle suggestioni di un Oriente vagheggiato dai racconti degli esploratori e sempre più alla portata degli agiati europei della Rivoluzione Industriale. La produzione musicale francese del XIX secolo si dimostra particolarmente sensibile alla fascinazione di questo altrove, lontano ma sempre più vicino: i musicisti romantici anelano il viaggio verso l’esotico, pur per ragioni opposte a quelle della bellicosa geopolitica dell’epoca, e scorgono in esso una speranza di rigenerazione di un Occidente che percepiscono ormai saturato e decadente.

Abbiamo assistito al penultimo appuntamento di Mondi riflessi, quello di giovedì 19 ottobre, intitolato Da Oriente a Occidente e dedicato alle musiche di Mel Bonis, Benjamin Godard, Pablo de Sarasate e Maurice Ravel. Biglietti sold-out già da giorni per il trio parigino Zeliha, con Manon Galy al violino, Maxime Quennesson al violoncello, e il cubano naturalizzato francese Jorge González Buajasan al pianoforte.

La giovane formazione, nominata Discovery of the 2022 da Victoires de la Musique classique, vanta già un buon palmares, fra cui la vittoria del Premio Boccherini e del primo premio e Prix des Collégiens al Concorso Internazionale di Musica da Camera di Lione, oltre a godere della stima del Trio Wanderer e di Alfred Brendel. Dei tre musicisti colpisce la presenza impeccabile così come la bellezza dell’amalgama sonoro, meticolosamente attento alle dinamiche, a servizio di un programma che affianca capolavori della letteratura da camera a tesori nascosti del repertorio francese.

Il concerto si apre con la Suite orientale op. 48 di Mel Bonis, al secolo Melanie Domange, un lavoro tinto di un esotismo sensuale ma contenuto, e perfettamente interpretato nelle sue coloriture modali e nei suoi contorni melodici ornamentali. La Danse d’almée, inserita nel secondo movimento della Suite, ci riporta alle atmosfere arabeggianti dell’Egitto, e non è l’unica forma di danza straniera a trovare un posto d’elezione in Francia agli inizi del Romanticismo: ci sono le celeberrime melodie ungheresi, e le barcarole italiane, imprescindibili per i pianisti dei salotti parigini. González Buajasan affronta le due Barcarole per pianoforte di Benjamin Godard – la n. 2 op. 80 e la n. 3 op. 105 – con un’espressività raffinata e contenuta, dominata da sfumature di grande dolcezza, e conferendo una tinta quasi crepuscolare al metro ternario che evoca il lento scivolare della barca sull’acqua. Perfettamente superata la prova di bravura nei passaggi agitati.

L’Airs bohémiens op. 20 di Pablo de Sarasate viene offerta in adattamento per trio, e l’esperimento funziona molto bene. L’intonazione dei due archi è inappuntabile anche nei passaggi più impervi, e la sonorità complessiva è valorizzato dall’impasto caldo e vellutato del violoncello di Quennesson. Il virtuosismo del prismas, il primo violino dell’orchestra tzigana, ben condotto dal violino di Galy, è brillante e luminoso, pur senza scadere mai nell’autocompiacimento. Conclude il programma un intenso Trio in La minore di Ravel, in cui Zeliha rende bene la trasparenza della scrittura e il pudore dell’espressività francese, senza slabbrare o esasperare le sonorità più caustiche del Finale.

«Abbiamo scelto questo programma – dichiara il violoncellista Maxime Quennesson, portavoce del Trio Zeliha – non solo per dare la possibilità al pubblico di attingere al ricco panorama di sonorità che la musica romantica francese offre, ma anche per suggerire l’accostamento fra elementi musicali diversi, siano essi familiari e appartenenti a mondi lontani. Crediamo fermamente che la musica sia un linguaggio universale, in grado di trascendere i confini e di unire i popoli. Oggi, questa esigenza si fa più urgente che mai, e speriamo che la nostra performance abbia ispirato un messaggio di comunione e unità».

 

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