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SteelWind Chamber Saxophone Quartet- Quarantine

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di Ruben Marzà

Nuovo lavoro discografico per gli SteelWind, progetto nato nel 1983 che pur con l’avvicendarsi di formazioni differenti e con il variare di un repertorio estremamente composito ha mantenuto come proprio filo conduttore un approccio “non purista” alla musica, proiettando il saxofono in una dimensione senza tempo e valorizzando la sua camaleontica versatilità.

Quarantine (2020) va di fatto a formare una sorta di dittico con il precedente Black Colours (2017),  che già si distanziava nettamente dai lavori precedenti: se infatti, fino ad allora, dominante era il ruolo degli arrangiamenti (dalla musica colta al pop-rock, dal tango alle colonne sonore), a partire da Black Colours cominciano a guadagnare spazio le composizioni originali, per lo più opera del baritonista Roberto Frati.

Malgrado il titolo possa suggerire un diretto riferimento all’attualità, gran parte dei brani che costituiscono Quarantine è stato registrato prima del contesto pandemico: è quindi solo successivamente – con l’aggiunta dell’ultimo pezzo a dare il nome all’intero album – che si è inserito il richiamo esplicito alle difficoltà del periodo, nei confronti delle quali la title-track finale si pone come sfida e scommessa.

Ma andiamo per ordine. Malgrado l’eterogeneità della scaletta (tre brani originali, due di letteratura e due arrangiamenti – per quanto il termine non sia, come vedremo, del tutto appropriato), Quarantine si presenta come un omaggio al progressive rock, un vero concept album che ricerca nonostante tutto una propria coerenza stilistica. Si può legittimamente parlare di progressive da un duplice punto di vista: da quello dei contenuti (Tubular Bells e i molteplici riferimenti della title-track, esplicitati anche nelle note di copertina) e da quello stilistico, considerando il prog non certo come momento storico o come assetto strumentale, ma come approccio compositivo. Progressive come “meta-genere”, per usare l’efficace definizione di Chris Anderton, capace di disseminare i propri caratteri nei contesti più diversi e sfruttando qualunque formazione strumentale.

Caratteri che emergono nelle tre composizioni originali dell’album: Soonrise, Alpenacht e Landscape sono quadri di ispirazione biografico-paesaggistica dove la variabilità delle atmosfere e la complessità ritmica e armonica la fanno da padrone. I timbri dei quattro strumenti sono scolpiti in modo netto e sempre riconoscibile, per quanto un ruolo spesso dominante sia giocato dal sax baritono, nella sua duplice veste di base armonica e riferimento ritmico.

A un simile approccio strumentale potrebbero essere ricondotte, pur con atmosfere e caratteristiche assai differenti, le due opere del compositore olandese “avant-pop” Jacob TV: Jesus is Coming appartiene al repertorio cosiddetto “boombox”, che prevede la compresenza e l’interazione fra strumenti acustici live e una base composta da frammenti vocali (in questo caso si intrecciano i vagiti di un neonato, un predicatore di strada e un coro della Salvation Army), ed è stata arrangiata dallo stesso autore per una vasto numero di formazioni cameristiche; Postnuclear Winterscenario n.10 appartiene invece a una serie di composizioni minimali volte a rappresentare “l’ammutolirsi di fronte alla guerra e alla devastazione”.

Apertamente progressive è invece non solo la scelta di Tubular Bells, ma anche la modalità con la quale il brano è stato approcciato: quella presente in Quarantine è di fatto una composizione originale, ottenuta rielaborando frammenti di tre album di Mike Oldfield (dopo il primo, iconico Tubular Bells del 1973 arrivarono infatti Tubular Bells II nel 1992 e Tubular Bells III nel 1998) e scritta per doppio quartetto di saxofoni – registrata quindi per mezzo di una sovraincisione – al fine di raggiungere una dimensione pienamente “orchestrale”.

La title-track conclusiva è il risultato di un home distant recording, testimonianza di una sfida creativa alle difficoltà del lockdown che ha visto ciascun membro del quartetto registrare da casa propria – con tutte le difficoltà immaginabili nel ricreare poi una dimensione cameristica. Ma il brano è soprattutto un omaggio ai classici del progressive rock: così come avvenuto con Black Colours nell’omonimo album, Quarantine è costituita da una lunga sequenza di citazioni e riferimenti (si segnalano soltanto i Genesis di Firth of Fifth, il Banco del Mutuo Soccorso de Il Giardino del Mago e i Gentle Giant di The Advent of Panurge, ma i cultori del genere avranno di che divertirsi) rielaborati e assemblati in un flusso composito che scorre senza soluzione di continuità.

In conclusione, Quarantine è un lavoro curato e originale sia nel proporre musica scritta dagli stessi esecutori, sia nel calare un genere come il progressive in una dimensione che dovrebbe essergli tradizionalmente estranea, quella della musica da camera per fiati: consigliato a chiunque, cultore del prog o del saxofono, voglia godersi il risultato del loro fortunato incontro.

 

 

SteelWind Chamber Saxophone Quartet

 

Iacopo Sammartano – sax soprano

Davide Vannuccini – sax contralto

Andrea Lucchesi – sax tenore

Roberto Frati – sax baritono

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tracklist:

  1. Soonrise (R. Frati)
  2. Alpenacht (R. Frati)
  3. Landscape (R. Frati)
  4. Postnuclear Winterscenario n.10 (Jacob TV)
  5. Tubular Bells (M. Oldfield arr. R. Frati)
  6. Jesus is Coming (Jacob TV)
  7. Quarantine (R. Frati)

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