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Una vita al servizio della musica e dei musicisti. Intervista a Piero Di Egidio

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di Maria Musti

Piero Di Egidio è pianista, affermato concertista e ottimo didatta, ma non solo. E’ anche giornalista, musicologo ed esperto di legislazione scolastica e AFAM. Ed è in questa ultima veste che lo incontro il giorno dopo l’uscita delle graduatorie provvisorie della cosiddetta 205 bis, la graduatoria nazionale del personale docente precario dell’AFAM aperte ai sensi della legge 12/2020, utili per l’attribuzione di incarichi a tempo indeterminato e determinato. Giorno in cui è rientrato in possesso del suo telefono cellulare – che era in assistenza – e ci ha trovato ben 438 messaggi WhatsApp relativi proprio alla appena citata graduatoria, quasi tutti di ringraziamento.

 

Buongiorno Maestro, e grazie di avermi concesso questa intervista. Lei è il nume tutelare, il punto di riferimento di tutti coloro che aspirano ad ottenere un incarico, una supplenza nei Conservatori italiani, e vorrei che da questa chiacchierata venisse fuori un piccolo vademecum, una guida. Cominciamo quindi con i primi passi. Cosa deve fare un neodiplomato in Conservatorio, una persona che voglia intraprendere questo percorso lavorativo? Ci sono prerequisiti da possedere?

Buongiorno a lei. Innanzitutto er insegnare in Conservatorio e in generale nell’alta formazione artistica e musicale – che comprende anche gli Istituti Musicali Pareggiati e le Accademie  – non è necessario possedere un titolo di studio specifico, non è obbligatorio. E’ importante da sapere. Viene valutato, certamente, ma non è necessario per accedere. Del resto questa cosa accade anche nelle Università.

Poi: da dove si comincia. In questo momento si comincia dalle cosiddette graduatorie di istituto, in cui sono fondamentali i titoli artistici (concerti, corsi, pubblicazioni, incisioni…). Solitamente, in base a quanto richiesto dal bando, il candidato presenta un numero ben preciso di titoli artistici, trenta o più spesso cinquanta, scegliendo quei titoli artistico professionali che ritiene siano i migliori che possiede alla luce di quella disciplina, perché ovviamente i titoli possono essere diversi tra una disciplina e l’altra. Per esempio, se voglio insegnare pianoforte presento determinati 50 titoli, se voglio insegnare musica da camera ne presento degli altri. Assieme ai titoli artistici si presentano i titoli di studio e di servizio. Viene valutato solo il servizio in istituzioni AFAM o analoghe istituzioni estere.

Le graduatorie di istituto vengono aperte in tutti i conservatori e in tutte le accademie che ne abbiano bisogno; non hanno una cadenza fissa, e i bandi sono diversi da Conservatorio a Conservatorio.

Sono procedure selettive che servono per coprire supplenze lunghe o brevi e durano in genere 3 anni.
C’è un sito che si chiama afam.cineca.it  – sezione bandi –  dove via via vengono pubblicate le procedure che vengono avviate e che va consultato regolarmente e frequentemente. Non è un impegno come la scuola, dove si fa una domanda ogni due anni e poi si attende di essere chiamati, ma è un impegno quasi totalizzante nel senso che bisogna essere sempre attenti a controllare cosa viene pubblicato. I bandi vanno letti con molta attenzione per non incorrere in esclusioni dalla graduatoria. La compilazione deve essere molto curata e ordinata. E’ chiaro che via via diventa più semplice presentare le domande.

Certamente, se il bando prevede 50 titoli, un musicista che abbia, nella sua vita, fatto 14 concerti, probabilmente non sarebbe nemmeno il caso che presenti la domanda; sarebbe meglio  che attenda di averne fatti almeno 50 affinché la domanda sia comunque “presentabile”, anche se nulla gli vieta di partecipare lo stesso. Diciamo però che è bene cercare di entrare nel sistema nel momento in cui si ha già un pochino di attività, anche perché c’è un minimo di punteggio artistico richiesto per essere inseriti nella graduatoria, 24 punti.

 

Maestro, ha in un certo senso anticipato la mia prossima domanda  perché la seconda cosa che volevo chiederle è di darci qualche consiglio pratico per il neofita. Quindi le sue prime indicazioni sono: differenziare i titoli artistici da presentare in base alla materia che si vorrebbe insegnare, cercare di avere il numero massimo di titoli artistici richiesti dal bando e che questi titoli siano pertinenti alla graduatoria per la quale si concorre.

 A queste indicazioni si aggiungono ulteriori valutazioni che sono un mio pensiero personale:  cercare di differenziare, ovvero evitare di presentare 10 volte lo stesso concerto con lo stesso programma e lo stesso repertorio. Puntare alla varietà del repertorio e dell’attività.

La seconda cosa è molto importante (sottolinea con la voce la parola “molto”). Fare tutte le domande, anche quelle nei posti in cui teoricamente non andresti mai a lavorare perché lontanissimo da dove abiti. Questo perché magari verrai chiamato al Conservatorio di Pescara, che non apre una sua graduatoria  – e sei di Pescara –  dalla graduatoria di Sassari. Tu non hai fatto la domanda presumendo che  a Sassari non ci saresti mai andato, ma da quella graduatoria avresti potuto lavorare vicino casa.

Parecchi lavorano così.

 

E questa è una peculiarità di queste graduatorie di fondamentale importanza, ai fini di una possibile nomina e della conseguente maturazione del punteggio di servizio. Poi c’è lo step superiore, le graduatorie nazionali, come appunto la graduatoria “205 bis”. Come si accede?

Si accede dopo aver accumulato una certa quantità di anzianità di servizio, dopo decine e decine, in qualche caso centinaia di domande che i candidati propongono dappertutto, in tutta Italia. Ai sensi delle normative europee alle quali ha attinto la legge Madia servono tre anni.

Quando si hanno tre anni di servizio nelle istituzioni statali secondo determinate regole – ad esempio bisogna aver effettuato almeno 125 ore – si può accedere a questo tipo di graduatoria. Questo step avviene periodicamente: 2014, 2018 e ora 2021.

Si accede avendo almeno tre anni di servizio ma chiaramente c’è anche chi ne ha quattro o cinque perché ne aveva uno o due  al momento dell’apertura precedente e quindi non ce l’aveva fatta ad entrare.

Sono a tutti gli effetti un concorso per soli titoli e il bando viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Si presenta domanda su apposita piattaforma, si entra in graduatoria con il punteggio rinveniente dai titoli di studio e di servizio e gradatamente il personale inserito in queste graduatorie viene assunto nei ruoli.

In questo momento nell’AFAM c’è una situazione molto particolare: c’è tutta una generazione di persone, che hanno iniziato 40 anni fa a lavorare tutti insieme, che sta andando in pensione e quindi sono anni in cui è come se fosse saltato un tappo. Cioè… ci sono molte occasioni lavorative, anche in conservatori che in passato sarebbero sembrati irraggiungibili, e quindi, poiché il contingente delle assunzioni viene fatto in base al turn over la durata del precariato del candidato è molto più breve rispetto al passato. In passato abbiamo visto gente andare in stabilizzazione dopo dieci, undici o dodici anni di anzianità di servizio. Adesso si viene assunti stabilmente, in ruolo, anche dopo quattro o cinque. E riuscire ad entrare in queste graduatorie è la certezza della stabilizzazione. Subito per chi ricopre posizioni apicali, dopo qualche anno per chi ha meno punti.

 

Quindi siamo in una congiuntura molto favorevole per chi voglia intraprendere questa strada. L’altro ieri sono uscite le graduatorie provvisorie dell’ultima procedura attuata e immagino che lei sia stato sommerso da ringraziamenti, domande e quant’altro, quindi approfitterei per ringraziarla a nome di tutti i musicisti, categoria alla quale appartengo, per il suo immenso lavoro e il costante impegno, per tutto quello che sta facendo, ha fatto in passato e sta continuando a fare. Ci sono altre battaglie da combattere. Ce le racconta?

 Ce ne sono diverse.

La tutela dei colleghi  che hanno 3 anni di servizio ma ne hanno fatti 2 negli istituti musicali pareggiati o nelle accademie  riconosciute, e che per una serie di disposizioni di legge non sono entrati in queste procedure. Ma, devo dire, abbiamo avuto garanzie dal Ministero, anche se per ora solo verbali, quindi cercherò di trovare una soluzione.

Poi c’è l’annoso problema dei pianisti accompagnatori che dovranno  essere inseriti negli organici e assunti, mentre ora sono a contratto e sono privi di riconoscimento e inquadramento della loro figura professionale.

Gli allargamenti di organico, che devono servire alla tutela di tutto il personale, e naturalmente la tutela di coloro che adesso hanno due anni di servizio e che quindi avranno i 3 anni negli anni successivi. Come ho detto prima: 2014, 2018, 2021; cominciamo a pensare già da subito alle prossime graduatorie nazionali anche se queste sono ancora provvisorie. Appena diventeranno definitive noi inizieremo subito a lavorare perché nel 2022 o nel 2023 ci sia una nuova apertura, anche perché i numeri sono molto indicativi.

Faccio solo due esempi.

Storia della musica. Il sistema delle graduatorie nazionali prevede quindici nominativi, cinque appartenenti alla graduatoria precedente 205 e dieci che sono entrati in questa uscita l’altro ieri. Quindici persone nella filiera nazionale… e i posti in tutta Italia sono cinquanta!

Pianoforte complementare, ora pratica della lettura pianistica: non c’è più nessuno nella graduatoria 205, ci sono solo cinque candidati nella 205 bis e ci sono quaranta cattedre disponibili.

E sono solo due esempi, potrei farne degli altri. I pensionamenti andranno a proseguire. Quindi dobbiamo già pensare come “abilitare” coloro che arriveranno ad avere il servizio richiesto nei prossimi anni, che raggiungeranno i tre anni, quattro anni di servizio a breve.

Naturalmente si potrà anche pensare all’idea del ritorno dei concorsi che sono  – per carità – una maniera di reclutamento del personale assolutamente legittima e giusta, ma l’effettuazione di un concorso in Italia prevede una tempistica molto allungata. Lo abbiamo visto nella scuola: il concorso ordinario 2020 ancora non parte. Sono riusciti a fare il concorso riservato, ma l’ordinario ancora non parte (sottolinea con intenzione queste ultime parole).

 

C’è un motivo, una vocazione particolare che l’ha portata ad appassionarsi e impegnarsi sul campo delle problematiche legislative?

Avevo una relazione con una persona che aveva una problematica e quindi l’ho aiutata, poi la relazione è finita ma io ho continuato, anche per restituire quel che ho avuto dalla vita, perché io ho avuto tanto, per restituire giustizia e merito ai giovani, al talento.

 

Che belle parole, Maestro!

E, se il mondo musicale mi darà fiducia, continuerò il mio impegno, sempre per lo spirito di servizio che mi caratterizza e con l’esperienza e la competenza accumulate negli anni, per la tutela dei docenti di Conservatorio all’interno del CNAM, il Consiglio Nazionale per l’Alta Formazione Artistica e Musicale, per il quale sono candidato nel collegio XIII, “strumenti a tastiera e percussione”. Le elezioni si terranno a fine ottobre su apposita piattaforma e potranno votare, con lo Spid,  tutti i docenti di conservatorio che insegnano materie che rientrano in quel comparto.

 

Per finire ho una domanda un po’ frivola. La sua attività di concertista e di consulenza la porta in giro per tutta l’Italia. Lei è anche un fine buongustaio. Ha una regione preferita, dal punto di vista culinario?

Vuol sapere quali sono i migliori ristoranti? (Sorride)

No, è impossibile fare una classifica. La cucina di terra di Reggio Calabria, il polipo di Amalfi, i ricci tra Monopoli e Savelletri… Ultimamente ho gustato un crudo di mare sorprendentemente buono a Monza. Poi c’è il quartiere giudeo a Roma, che è una poesia. E tanto altro.

 

Maestro, ancora grazie per il suo impegno in prima linea e per il tempo che mi ha dedicato. E in bocca al lupo per le prossime elezioni CNAM!

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