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L’Eroica di Beethoven: quando il genio musicale s’incontra con la storia, alla ricerca di grandi ideali

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di Smeralda Nunnari

<<Fare tutto il bene possibile, amare la libertà sopra ogni cosa, di fronte ad un trono, non tradire la verità>>

(Ludwig van Beethoven)

Per comprendere il genio di Beethoven bisogna immergere la sua musica negli avvenimenti del suo tempo e negli ideali che questi simboleggiano. Il compositore ha un rapporto filiale con l’illuminismo e con le idee della Rivoluzione francese che portano Hegel, filosofo della ragione e della dialettica, a piantare un albero della libertà, insieme a Hölderlin e Schelling, allo scoppio della Rivoluzione.

È significativo che Beethoven dedichi, inizialmente, la sua sinfonia n. 3, in Mi bemolle maggiore op. 55, detta Eroica, composta fra il 1802 e 1804 al generale Napoleone, primo Console della Repubblica francese, paladino degli ideali rivoluzionari: <<Liberté, Egalité, Fraternité>>. Il compositore tedesco, come Hegel vede nel generale corso <<cavalcare lo spirito del mondo>>, ma quando apprende la notizia della sua autoincoronazione a imperatore dei francesi, nei primi dell’Ottocento, straccia questa dedica esclamando: <<Anch’egli non è altro che un uomo comune. Ora calpesterà tutti i diritti dell’uomo e asseconderà solo la sua ambizione; si collocherà più in alto di tutti gli altri, diventerà un tiranno!>>. E trova un nuovo dedicatario nel principe Joseph Franz Maximilian Lobkowitz, un aristocratico boemo appassionato di musica e buon violinista dilettante che ospita nel proprio palazzo la prima esecuzione dell’opera.

I suoi Quaderni che trascrivono la frase conclusiva della Critica della Ragion Pratica di Kant: <<la legge morale in me, il cielo stellato sopra di me!>>, testimoniano il rigore morale del nostro compositore. Testo di chiaro significato illuministico che contiene i germi di un pensiero romantico, almeno per quanto riguarda quel vago senso di panteismo naturalistico che si trova in Goethe, come in Beethoven. E, dai Fondamenti della metafisica della scienza della natura dello stesso autore, annota questo passo: «Nell’anima, come nel mondo fisico, agiscono due forze, egualmente grandi, ugualmente semplici, desunte da uno stesso principio generale: la forza di attrazione e quella di repulsione» che lo portarono a individuare per analogia il Widerstrebende Prinzip e il Bittende Prinzip, ossia il principio di opposizione e il principio implorante, principi che nella sua opera divengono temi musicali in conflitto reciproco, il primo robustamente caratterizzato da energia ritmica e precisa determinazione tonale, l’altro piano, melodico e modulante.

Questo non è che il punto di partenza, una delle premesse su cui si svilupperà tutto il pensiero musicale di Beethoven che, nella struttura delle sue ultime forme sonate, fa emergere, in un processo dinamico, una creazione che sorge dallo sviluppo storico, come risoluzione di un conflitto, senso di lotta, che manca nelle antinomie kantiane. Le sue composizioni nei principi strutturali e nel processo di sviluppo, presentano indubbie analogie con il processo dialettico del pensiero hegeliano. La tesi, l’antitesi, nel loro scontro dialettico, portano ad un processo di sintesi superiore, che tradotto in musica ci conducono al sonatismo beethoveniano.

Ma Hegel, contrariamente a Beethoven, la cui etica impone di privarsi dei favori dei potenti, nominato professore universitario nel 1816 non esita a trasformarsi nel dittatore della cultura tedesca, nell’intento di impedire l’espressione di qualsiasi pensiero diverso dal proprio, convinto che la storia del pensiero mondiale culminasse nelle sue teorie e che, dopo di esse, non avesse alcun senso elaborarne di nuove. Questa presunzione non si limita alla sola filosofia, ma investe, anche, l’arte destinata, secondo lui, a scomparire, soppiantata dal trionfo del pensiero. Ma la morte dell’arte non si può verificare, anzi a Hegel resta il torto di non accorgersi del genio di Beethoven, suo contemporaneo, nella Germania, nato anch’egli nel 1770.

La partitura della sinfonia n. 3, composta da quattro movimenti ha un’estensione monumentale e inaugura una serie di opere caratterizzate da una maggiore durata e una scrittura che ricerca effetti di grandiosità, peculiari del secondo periodo di Beethoven, definito <<stile eroico>>.

Il gigantesco Allegro con brio del primo movimento, in Mi bemolle maggiore, si apre con due colpi orchestrali, due cannonate, potenti e brevi fungono da sipario. Il tema viene esposto prima dai violoncelli, poi da fiati e, infine, da tutta l’orchestra. Dopo lo sviluppo e il ritornello, ecco l’oboe intonare un malinconico secondo tema in minore. L’orchestra dialoga, si muove, leggera nei fiati e imponente negli ottoni. Si raduna interamente per la carica di cavalleria: la battaglia è vinta.

La Marcia funebre del secondo movimento rammenta, con un Adagio assai, in Do minore che la gloria umana non è nulla dinanzi alla potenza della morte. Un pensiero fatale da tragedia greca che attanaglia l’intero tempo, tranne nella sezione centrale, dove nella disperazione, nella paura di morire, Beethoven introduce la speranza: una dolce e solenne sezione in maggiore dove si intravede il Paradiso.

Dopo lo sconforto, ecco lo Scherzo del terzo movimento, il meno complesso dell’intera sinfonia, prima la morte, adesso, in un Allegro vivace, in Mi bemolle maggiore, la vita, la gioia e l’eroismo. Qui, i corni nel trio emettono squilli acuti, al massimo del suonabile. Il ritmo del brano, particolarmente vorticoso, colpisce per l’agitazione, la pulsazione e le incessanti escursioni di intensità, che dal pianissimo raggiungono il fortissimo rinforzato con l’innovativo utilizzo dei timpani.

Il quarto movimento Finale, Allegro molto, in Mi bemolle maggiore, diventa un invito del genio di Bonn ad essere veri eroi nel mondo: una missione salvifica, cioè diventare cavalieri per migliorare la vita di tutti. L’emozionante e commovente tema, cantato dal flauto si riscontra nell’intero movimento. Alla fine accade qualcosa di magico e indescrivibile: dopo una calma riflessione dei fiati, l’orchestra esplode velocissima, in un epilogo che anticipa il finale della Nona.

Questa terza sinfonia rappresenta un’alta esaltazione della grandezza eroica, un messaggio spirituale di grande forza titanica, un manifesto politico, ancora oggi, capace di scuotere gli animi ed emozionare, in sintonia con il titolo pensato inizialmente da Beethoven: Sinfonia eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand’uomo.

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