Origines. 19th Century European Saxophone Quartets. Quartetto Cherubini (Da Vinci Classics, 2023)

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di Salvatore Sclafani

Ritorno alle origini del quartetto di sassofoni. Un disco necessario.

Il disco Origines. 19th Century European Saxophone Quartets (Da Vinci Classics, giugno 2023), inciso dal Quartetto Cherubini (Simone Brusoni – sassofono soprano, Adele Odori – sassofono contralto, Leonardo Cioni – sassofono tenore, Ruben Marzà – sassofono baritono) si è distinto fra le uscite recenti, non soltanto per le sua qualità artistica ma anche per un’interessante e approfondita ricerca sulle origini del sassofono e del suo repertorio.

Il lavoro include opere di Adolphe Sellenick (1826-1893), Emile Jonas (1827-1905), Jérôme Savari (1819-1870), Jean-Baptiste Singelée (1812-1875), Jean-Baptiste-Victor Mohr (1823-1901), Jules Cressonnois (1823-1883), Léon Kreutzer (1817-1868) e Louis-Adolphe Mayeur (1837-1894), compositori e interpreti vicini ad Adolphe Sax, inventore dello strumento nel 1841, i quali decisero di sostenerlo, scrivendo per esso.

Da sottolineare, dunque, l’importante valore documentario del disco, capace di restituire una fotografia sonora del momento in cui il sassofono era…appena nato, poiché il repertorio di Origines risale essenzialmente agli anni immediatamente successivi alla sua invenzione. Nella prospettiva di ricostruzione storica proposta dal Quartetto, sarebbe stato, forse, interessante ascoltarlo su strumenti dell’epoca; infatti, tutti i brani del disco furono concepiti per tipi di sassofoni non più in uso, come il sassofono basso in mi bemolle, sostituito oggi dal sassofono basso in si bemolle (probabilmente, il suo equivalente attuale è il sassofono baritono in mi bemolle).

Tuttavia, un’eventuale performance storicamente informata avrebbe rischiato di risultare inusuale per le nostre orecchie.

Dal punto di vista della cifra prettamente tecnica, le composizioni del disco Origines non rivelano una spiccata complessità: al contrario, la loro scrittura è piuttosto cauta, quasi esplorativa rispetto alle possibilità esecutive dei primi sassofoni. Molti degli autori dei brani interpretati in questo disco, inizialmente, anziché definire una scrittura specifica per sassofono, preferiscono proiettare nello strumento appena nato il loro usuale ambito di creazione, adattato a un quartetto di sassofoni.

Il violinista Singelée, per esempio, propone nel Premier Quatuor, op. 53 una scrittura che richiama il quartetto d’archi, ben percepibile anche nel riarrangiamento recente di Jean-Marie Londeix. Parallelamente, nel Quatuor di Savari (riarrangiato da Paul Wehage), fagottista, risuona l’eco della sua scrittura per bande e strumenti a fiato, così come nel Quatuor del cornista Mayeur (riarrangiato da Serge Bertocchi). Ciononostante, pur in un’uniformità di stile e destinazione della scrittura, la personale sensibilità e prospettiva di ognuno dei compositori infonde un carattere ricco ed eterogeneo al repertorio del disco.

Nell’esecuzione dei brani inclusi in Origines le difficoltà maggiori risiedono nella gestione esecutiva dell’elemento timbrico e nel suo equilibrio. Ma il Quartetto Cherubini, precedentemente dedito soprattutto a scritture moderne e più dense dal punto di vista armonico, raccoglie brillantemente la sfida dell’intonazione dell’insieme e perviene a risultati encomiabili. Il lavoro del Cherubini su armonie più tradizionali e accordi perfetti ha imposto certamente un’attenzione specifica alla delicatezza dell’intonazione, degli attacchi e delle chiusure delle frasi, così come dei respiri. La scrittura prevalentemente melodica con accompagnamento, frequente nelle composizioni di Origines, rischierebbe di essere espressa in forma piatta e neutra, se non fosse sostenuta dalla varietà e dalla fantasia nell’uso dei colori attraverso i diversi registri del sassofono: e la proposta del Quartetto mostra una sensibile cura dell’amalgama timbrica, frutto di una puntuale regia su fraseggio, dinamiche e articolazioni.

Tale accuratezza è percepibile specialmente nell’interpretazione dei quartetti di Singelée, Savari e Mayeur, i cui diversi movimenti, ora vivaci e brillanti, ora lirici, corali e dal lento incedere, richiedono un costante riadattamento dell’ascolto reciproco e del respiro non solo in senso metaforico, ma soprattutto dal punto di vista del “gesto”. Il Quartetto Cherubini realizza dunque un’esperienza interpretativa esigente rispetto all’esecuzione d’insieme: la produzione di un suono unico e composito al contempo è assicurata dall’identità di ognuno dei quattro sassofoni, che rimane spiccata e distinguibile in una prospettiva corale.

Last but not least, Origines costituisce la prima registrazione dell’intero repertorio europeo del XIX secolo per quartetto di sassofoni e ha il merito di proporsi con coraggio come un nuovo riferimento per la prassi esecutiva di queste composizioni storiche: ad eccezione del Premier Quatuor e del Grand Quatuor Concertant di Singelée, già diffusi e stabili nei programmi, gli altri brani aspettavano ancora una prima incisione (come riportato dagli stessi artisti del Quartetto nel pregevole libretto del disco, si tratta del Quatuor di Kreutzer, di Pifférari di Cressonnois, l’Andante religioso di Sellenick e l’Allegro de Concert di Singélée) o presentavano pochi precedenti: in effetti, le incisioni che hanno preceduto Origines risalgono ormai alla metà degli anni Novanta (ovvero, le incisioni del Quartetto Accademia nel 1994 e del Quatuor Ars Gallica nel 1996, come si legge nel libretto del CD); l’interpretazione del Cherubini permette di gettare una nuova e più attuale luce sulla pratica interpretativa di queste musiche.

 

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