Al via l’88° Festival del Maggio Musicale Fiorentino. Intervista a Marina Comparato.

0
Marina Comparato © Michele Monasta

di Alessio Zuccaro

L’88° Festival del Maggio Musicale Fiorentino si apre con un capolavoro raro da ascoltare, per la prima volta rappresentato a Firenze: The Death of Klinghoffer di John Adams, opera del 1991 su libretto di Alice Goodman, tra le più significative del secondo Novecento.

In scena domenica 19 Aprile alle 17 nella Sala Grande del Teatro, lo spettacolo è diretto da Luca Guadagnino, al suo debutto al Maggio. Sul podio dell’Orchestra e del Coro sale Lawrence Renes. La prima rappresentazione sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3 e in differita alle 18 su Rai 5. Sono previste altre due recite: il 22 aprile alle 20 e il 26 aprile alle 15.30.

Abbiamo incontrato Marina Comparato, mezzosoprano perugino, al suo debutto nell’opera di Adams e fresca della vittoria del Premio Abbiati per la produzione – proprio del Maggio fiorentino – dell’opera Der junge Lord di Henze.

 

L’opera si ispira a un fatto storico doloroso come il dirottamento della Achille Lauro: quale responsabilità sente, come artista, nel raccontare una storia così importante evitando letture polarizzanti e favorendo invece una riflessione più ampia?

 

Cantare in The Death of Klinghoffer in questo periodo in cui venti di guerra soffiano furiosi non è facile. L’opera narra un episodio drammatico della nostra storia, che purtroppo nel corso dei decenni è andata via via peggiorando. Il mio invito è a non fermarsi al titolo, ma approfondire i temi e i molti punti di vista di una vicenda, ahimè, ancora attualissima, che dà voce a chi voce non ha. Spero che questo spettacolo ci dia la capacità di guardare con compassione nella complessità dell’umano, alla tragedia in corso. Questo, in ultima analisi, è sempre stato lo scopo del teatro: offrire uno sguardo sulla realtà e suscitare nel pubblico riflessioni.

 

Nell’opera di John Adams interpreta due ruoli, attraversi più identità: la Swiss Grandmother e la Austrian Woman. Quali sono state le principali sfide nell’affrontare personaggi così diversi?

 

La Swiss Grandmother, con cui apro l’opera, è un personaggio molto elegante, raffinato, un po’ distaccato, che racconta il suo ricordo nel momento del sequestro, avvenuto mentre si trovava a bordo con il suo nipotino. Pur iniziando in modo molto tranquillo, misurato e nella zona grave della voce, all’arrivo dei terroristi la vocalità si inalbera con momenti veramente estremi, in acuto.

Diverso è invece il personaggio della Austrian Woman, che rimane rinchiusa nella sua cabina durante tutto il periodo del sequestro, e che il compositore ha espressamente indicato da eseguire con una “speaking voice”. Ciò significa che bisogna eseguire una linea melodica senza intonare perfettamente le note, utilizzando una voce al contempo parlata e impostata: veramente difficilissimo!  Il regista Luca Guadagnino mi ha anche richiesto di costruire un personaggio di donna omosessuale, molto asciutta e definita, ma anche estremamente golosa di cioccolato, che mangio in diretta durante la scena!

 

Lei è di casa al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: che tipo di legame sente con questo palcoscenico e con il suo pubblico?

 

Il Maggio è stato il luogo dove è iniziata la mia carriera, esattamente 30 anni fa, con una leggendaria esecuzione di Elektra di Richard Strauss, diretta da Claudio Abbado. Nel corso degli anni il Teatro mi ha sempre offerto possibilità di esibirmi seguendo la crescita naturale della mia vocalità: dai ruoli mozartiani al belcanto, fino al ruolo iconico per ogni mezzosoprano: la Carmen di Bizet qualche anno fa. L’anno scorso, poi mi è stato offerta un formidabile ruolo – la Baronessa Grünwiesel – nell’opera di Henze Der junge Lord, che è stata insignita del premio Abbiati come “Miglior spettacolo del 2025”.

Insomma, considero il Maggio come il “mio” Teatro, e ogni volta che torno a cantare qui mi sento a casa!

No comments