Der Vampyr di Heinrich Marschner: Il Vampiro Immortale che cammina tra luci e ombre musicali.

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di Smeralda Nunnari

«Voi, spero, mi scuserete se non mi unisco a voi, ma ho già cenato e non bevo mai… vino.» – sussurro glaciale del Conte immortale nel film Bram Stoker’s Dracula (1992) di Francis Ford Coppola.

Nel 1828, la notte cala lenta sull’Altes Theater di Lipsia, un brivido percorre archi, legni, fiati e cori. In questo silenzio sospeso trionfa Der Vampyr (Il Vampiro), capolavoro di Heinrich Marschner (1795–1861), compositore tedesco formatosi nella tradizione romantica, brillante interprete del teatro musicale del suo tempo, ammirato da Schumann e Wagner per la capacità di fondere dramma e musica. Il compositore, già noto per opere come Der Templer und die Jüdin (1829) e Hans Heiling (1833), qui innova la musica romantica con atmosfere gotiche e suspense orchestrale.

L’opera lirica di Marschner trae ispirazione da due fonti principali: il racconto di John Polidori, The Vampyre (1819), che introduce Lord Ruthven come vampiro aristocratico e seducente, e il dramma gotico di Wilhelm August Wohlbrück, Der Vampyr oder die Totenbraut (1821), che adatta Polidori per il teatro aggiungendo tensione, colpi di scena e apparizioni improvvise.

Marschner, su libretto fornitogli dallo stesso Wohlbrück, fratello della sua terza moglie, crea un’opera musicale, riuscendo a fondere il mito letterario con la struttura teatrale, dove il suo Ruthven, protagonista assoluto non è il mostro popolare, sanguinolento e triviale, ma un aristocratico dall’eleganza studiata, il cui fascino, misurato e ipnotico, trasforma chi lo osserva in un complice involontario. La partitura rivela il rigore formale della scrittura romantica tedesca, che si combina con un virtuosismo orchestrale e melodico, riuscendo a trasformare ogni apparizione del conte in un atto di seduzione musicale, ogni aria in un invito al fascino e alla paura.

Nell’opera in due atti, ciascuno suddiviso in scene, s’intrecciano musica, inquietudine e dramma. L’orchestrazione ricca e suggestiva, tipica della tradizione tedesca dell’epoca, in una combinazione di archi, fiati, ottoni e percussioni, consente a Marschner di creare un’ampia gamma di colori sonori: dai momenti di tensione e mistero a quelli di grande pathos e drammaticità. Fiati e ottoni contribuiscono a costruire la maestosità gotica dell’opera, evocando il terrore aristocratico di Ruthven. Gli archi tremolano come ombre sinuose, tra i timbri oscuri e inquietanti del serpentone. I cori oscillano tra preghiera e maledizione, trascinando lo spettatore in un vortice, dove realtà e sogno, desiderio e terrore, luce e ombra diventano indistinguibili.

La trama racconta la storia di Lord Ruthven, un vampiro aristocratico e immortale, che si muove tra i vivi ed i morti, seducendo e dominando le sue vittime. In una caverna maledetta, dimora di spiriti maligni, nel cuore delle Highlands scozzesi, durante il sabba delle streghe, dopo mezzanotte, il Signore dei vampiri ricorda a Ruthven il suo patto con le forze infernali: per mantenere la sua immortalità, deve sacrificare tre vergini entro ventiquattro ore. Il dannato aristocratico attira nella caverna con l’inganno Janthe, figlia di Sir Berkley, La giovane, affascinata ed ignara, cade vittima del vampiro. Quando Berkley scopre il cadavere della figlia, trafigge il demone elegante. Edgar Aubry, suo amico, lo trova ferito. Il vampiro lo supplica di portarlo alla luce lunare per guarire, come richiesto dalla sua natura. Il conte delle tenebre lo costringe a giurare che non rivelerà il suo segreto per ventiquattro ore, pena la trasformazione in vampiro. Tale giuramento diventa il nodo tragico dell’intera vicenda. Nel villaggio si celebra una festa popolare. Il seduttore maledetto si mescola tra la gente, pronto a scegliere la seconda vittima. La tensione cresce: il tempo scorre, e il vampiro è ancora lontano dal compimento del suo patto.

Il seducente aristocratico si presenta sotto il nome del conte di Marsden, a casa di Sir Davenaut, dove vive Malwina, promessa sposa di Aubry. Con astuzia e fascino, conquista la fiducia del padre della ragazza ed ottiene il permesso di sposarla. Aubry è dilaniato: sa che il conte è un assassino, ma il giuramento gli impedisce di parlare.  Nel villaggio vicino, fervono i preparativi per un altro matrimonio, quello di Emmy, figlia di un castaldo, con il giovane George Dibdin. Il conte appare al matrimonio, corteggia la giovane Emmy con la sua galanteria e ottiene da lei la promessa di ballare. Egli riesce a sedurla, la morde e la uccide, compiendo il suo secondo omicidio. George e Aubry, impotenti, arrivano troppo tardi. Sconvolto e dilaniato dal senso di colpa e dal giuramento, Aubry cerca di avvertire Malwina del pericolo, ma l’aristocratico maledetto lo minaccia, ricordandogli il patto e la sua imminente trasformazione. Presso il castello di Davenaut, tutto è pronto per il matrimonio tra Ruthven e Malwina. Aubry è disperato: se tace, la donna che ama morirà; se parla, infrangerà il giuramento e condannerà se stesso. Il conflitto interiore raggiunge il culmine. Mentre la cerimonia sta per essere celebrata, suona la mezzanotte. Il tempo stabilito per il giuramento di Aubry è scaduto. Libero dal suo vincolo, il giovane svela l’identità del conte, davanti a tutti, denunciandolo come vampiro e assassino di Emmy e Janthe. Il predatore notturno, avendo fallito nel compiere il terzo sacrificio entro il termine, viene incenerito da un fulmine e sprofonda all’Inferno. Malwina è salva, e l’incubo si dissolve.

In Der Vampyr, ogni scena è un rituale: virtuosismo e seduzione, paura e bellezza, desiderio e immortalità si fondono. Ogni apparizione di Ruthven è passo felpato tra luce ed ombra, ogni nota è eco di un mistero antico, ogni frase musicale è respiro trattenuto, ogni silenzio orchestrale invita a lasciarsi catturare dal fascino oscuro e magnetico del protagonista.

La critica ha riconosciuto il genio dell’autore di Der Vampyr, quale anticipatore del pathos wagneriano e del simbolismo sonoro del melodramma romantico. Un’opera che integra con magnetismo musicale la narrazione letteraria alla forma scenica, creando un capolavoro capace di attraversare i secoli ed ergersi come prototipo del potere irresistibile ed inarrestabile dei vampiri cinematografici della settima arte, da Tod Browning a Francis Ford Coppola, passando per l’estetica ombrosa di Fritz Lang fino ai cult della Hammer.

 

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